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Il nuovo orto sinergico e l’occhio della bambola Daruma

 

OrtoSinergicoPodereArgo5Ce l’abbiamo fatta ! Siamo riusciti in soli due giorni di corso, lo scorso sabato e domenica, a realizzare un orto sinergico a doppia spirale dotato di due laghetti, che copre una superficie totale di 200 mq, e seminare e piantare tantissime piantine di verdure, fiori e piante aromatiche.

Non potete neanche immaginare quanto io sia felice, ogni tanto mi do qualche pizzicotto per essere sicura di non sognare, lo desideravo tanto ed ora è qui davanti ai miei occhi, un vero capolavoro.

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I due giorni del corso sono stati intensissimi, molto lavoro e molta fatica ma anche enormi soddisfazioni. Due giorni in cui abbiamo lavorato tutti, i partecipanti al corso, il maestro e noi di casa, in perfetta sinergia, proprio come dovranno lavorare ora le piccole piantine e i semi che vi abbiamo piantato.

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La felicità è poi aumentata dal fatto che abbiamo realizzato un orto sinergico molto speciale, con delle misure un po’ inusuali, un orto più largo del normale per renderlo accessibile alle persone disabili che così potranno godere della gioia di attraversarlo, lavorarci e raccoglierne i frutti. Un orto che può e vuole accogliere tutti, perché la felicità ha senso solo se è condivisa, a 360°.

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Ora datemi il tempo di riprendermi, di riordinare le idee ma soprattutto la mia casa, e  presto vi racconterò tutto, passo per passo, come abbiamo realizzato il nostro orto sinergico.

Nel frattempo è con immensa gioia che vi mostro la mia bambola Daruma a cui finalmente ho potuto disegnare l’altro occhio.

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Il mio primo sogno realizzato del 2014 !!

Buon Kaizen e stay tuned ;-)

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Coniglietto cestino portauova fai da te

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Nonostante la settimana frenetica passata ad organizzare il corso di Agricoltura Sinergica, che si terrà qui questo fine settimana, e tutto ciò che ne consegue: reperimento materiali (tubi, allacci, rubinetti, prese a staffa, semi, piantine, tutori, pale, balle di paglia, rastrelli, ecc.), iscrizioni, assicurazioni, sistemazione partecipanti, cerco comunque dei micro spazi di tempo in cui divertirmi a creare con le mie bimbe.

Dopo il coniglietto copriuova dell’anno scorso, quest’anno ho pensato di creare un coniglietto cestino portauova facile e veloce da realizzare con i bambini, usando materiale di riciclo, che noi useremo durante la colazione di Pasqua per contenere le uova benedette, e magari anche qualche piccolo ovetto di cioccolato.

Sono partita dal mio amato contenitore del latte in tetrapak, con cui avevo già realizzato il portacellulare per San Valentino.

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- Come prima cosa ho disegnato sul retro, con un pennarello, le sagome delle orecchie e della testa.

- Le ho ritagliate con le forbici e sulla parte frontale ho tagliato il cartone in modo da ottenere la forma di un contenitore.

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Ho rivestito la parte del contenitore con della carta da pacchi, incollandola con la colla vinilica, e con i pennarelli indelebili ho disegnato il muso, le orecchie e le zampe del coniglietto.

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Ho legato un nastro intorno e ho fatto un fiocco.

Ed ecco pronto in pochi minuti un simpatico coniglietto cestino portauova :-)

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FaceEgg – FacciaUovo

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Ho deciso di raccogliere la sfida di aprile su TinkerLab, la Egg Creative Challenge for kids perché ero curiosa di sperimentare insieme alle mie bimbe qualcosa di creativo e divertente da fare con le uova, a parte tingerle e decorarle.

Ho chiesto ad Ambra, Viola al momento è presa da altre cose :-), di pensare a cosa potessimo fare con delle uova, ed ecco l’idea che le è venuta: creare delle facce di personaggi e animali con i gusci delle uova e con elementi naturali come fiori, erbe e piante aromatiche.

L’ho accompagnata in giardino dove abbiamo raccolto i nostri elementi naturali e poi tornate dentro casa Ambra ha iniziato a spaccare le uova, molto delicatamente, e a svuotarle.

Abbiamo lavato i gusci delle uova molto bene con il sapone, facendo sempre attenzione a non spaccarli, e poi con un pennarello indelebile (Sharpie) e la fantasia a briglia sciolta Ambra ha iniziato a creare le facce dei suoi personaggi sui gusci.

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La prima è stata la signora Calendula, una signora molto chic e molto perfettina. Poi è arrivato il signore Monocolao, con un monocolo, chissà dove l’avrà visto Ambra ?

Una volta disegnate le facce però questi personaggi avevano bisogno di capelli o almeno di un cappello. La signora Calendula non poteva non avere un cappello arancione molto sgargiante in testa. Il signore Monocolao, più sobrio aveva bisogno di capelli, l’erba era proprio perfetta.

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Ma siccome al signor Monocolao i capelli erano cresciuti un tantino troppo, Ambra si è trasformata in barbiere e gli ha fatto un bel taglio di capelli.

Divertirsiconleuovax3Proprio come un barbiere professionista.

Poi è arrivata una signora molto vanitosa e fissata con il trucco. Anche per i suoi capelli, verdi e fluenti, c’è voluto l’intervento di una parrucchiera esperta.

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Eccola dopo il taglio, la messa in piega e la messa in fiore, insieme alla signora Calendula.

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Sì decisamente fissata con il trucco direi :-)

Poi, con la Pasqua praticamente alle porte, non poteva non esserci un coniglietto dotato di orecchione grandi e verdi e con gli occhiali. Ma che strano un coniglio con gli occhiali, forse non mangia abbastanza carote.

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L’intruso che vedete qui sotto, il signor Borragine, l’ho fatto io, vedendo Ambra divertirsi tanto non ho resistito, e ho voluto provarci anche io.

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All’improvviso mentre giocavamo e ci divertivamo è arrivata un’ape, che si è posata per qualche istante sul nostro semenzaio/reggiuova. Per fortuna non ci ha punto con il suo pungiglione, ha solo curiosato un po’ ed è ripartita per nuove esplorazioni.Divertirsiconleuovax12 Abbiamo poi avuto il piacere di conoscere un “barbone”, anche questo non so dove l’abbia conosciuto Ambra, forse durante la sua visita a Milano dai nonni ?

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E last but not least è arrivato un bimbo, non sappiamo bene da dove e di chi sia figlio, ma alla fine è davvero importante saperlo ? L’importante è che abbia il suo ciuccio e che dorma tranquillo !!

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E’ stato divertentissimo vedere nascere a poco a poco tutti i nostri personaggi, vederli trasformare a poco a poco sotto le esperte mani della parrucchiera, immaginarsi chi erano, cosa facevano nella vita e giocare a farli interagire tra loro in un mondo fatto di facce uovo.

Abbiamo deciso di chiamarli FacciaUovo, FaceEgg, per fare il verso ad altre facce molto note, le FacciaLibro, Facebook.

Faceeggcollagex Non vi sto nemmeno a descrivere in che stato era alla fine la cucina/prato, perché mi sembra che le foto siano abbastanza eloquenti.

Vediamo invece se indovinate che cosa abbiamo mangiato per cena quella sera ?

Con questo post partecipo al  TinKerLab Creative Challenge.

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Volete partecipare anche voi alla sfida, e creare qualcosa con le uova insieme ai vostri bambini ?

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Tuscania e la Festa della Lavanda

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Oggi faccio un tuffo nel passato, a luglio dell’anno scorso per la precisione, e vi porto a Tuscania in occasione della Festa della Lavanda.

Che io sia follemente innamorata della lavanda credo traspaia da ogni angolo del blog, quindi non sto neppure a ripeterlo. Quando ho saputo che a Tuscania c’era la festa della pianta che più adoro in assoluto non potevo non andarci. La festa della Lavanda era anche una buona scusa per visitare Tuscania, in cui non ero mai stata, se non di passaggio sulla strada per Roma.My beautiful picture

In occasione di questa festa l’antico borgo viene addobbato e decorato con i fiori di lavanda e con teli viola.  Molti negozi poi allestiscono degli stand temporanei esterni a tema lavanda.

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Mi ricordo ancora il caldo afoso di quel pomeriggio estivo, la curiosa sensazione di passeggiare in un borgo dove il tempo pare essersi fermato e la grande gioia nel vedere un intero paese vestito di viola.

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My beautiful pictureUn inebriante profumo di lavanda ovunque.

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E tante belle idee da copiare.My beautiful picture

Il tutto in una cornice magica e molto suggestiva. Tuscania quel giorno mi ha colpito e affascinato quasi quanto la lavanda.

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Piazza del Comune. Tuscania (VT)
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Vista della Chiesa di San Pietro. Tuscania (VT)

Tuscania sorge, come tutti i paesi di questa zona del viterbese, su sette promontori di roccia tufacea tra i fiumi Marta e Capecchio. Da qui si domina e controlla la valle del Marta, un’importante via di comunicazione e transumanza che univa, fin dalla preistoria, il lago di Bolsena con il mar Tirreno, nei pressi dell’attuale Tarquinia.

Ai giorni nostri Tuscania è tristemente famosa per la violenta scossa di terremoto che la colpì nel 1971 e che ridusse l’antico borgo in un cumulo di macerie.

Due leggende mitologiche narrano la nascita della città, nella prima è Ascanio il suo fondatore, sul luogo del ritrovamento di dodici cuccioli di cane (da cui il nome latino Tus-cana), nella seconda sarebbe stato Tusco, figlio di Ercole e di Araxe, a fondare Tuscania.

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Panorama. Parco della Torre di Lavello. Tuscania (VT)
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Parco della Torre di Lavello. Tuscania (VT)
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Panorama. Tuscania (VT)

Passeggiando nel centro storico di questo delizioso borgo abbiamo potuto ammirare i palazzi, le torri medievali, le chiese e le fontane barocche che lo compongono. Ovunque vi erano scorci meravigliosi come per esempio la piazza del Comune, circondata da coperchi di sarcofaghi etruschi, da cui si domina l’antichissima fonte delle Sette Cannelle, il palazzo Baronale e un tratto della cinta muraria. Ma è il parco Tor di Lavello che sicuramente offre il più bel panorama di Tuscania.

La Fontana delle Sette Cannelle, conosciuta anche come Fontana del Butinale, così detta perchè l’acqua esce dalla bocca di sette mascheroni, è la più antica fontana della città. Fu completata nel 1309 per meglio servire le esigenze della città, e pare che la sua sorgente alimentasse le terme romane esistenti presso la chiesa di Santa Maria Maggiore. La scorsa estate era purtroppo coperta da un’impalcatura perché in fase di restauro.

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Fontana delle Sette Cannelle. Tuscania (VT)

Lasciato il centro storico abbiamo ripreso la macchina diretti verso il colle della Civita dove si erge maestosa la Chiesa di San Pietro con le sue due torri.

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Chiesa di San Pietro. Tuscania (VT)

La chiesa è uno degli esempi più suggestivi del primo stile romanico.   L’elegante facciata con le bianche decorazioni marmoree che risaltano sul tufo dei possenti muri perimetrali è decorata con un meraviglioso rosone contornato da un complesso apparato iconografico. La facciata della chiesa si affaccia su uno spiazzo erboso tra il palazzo dei canonici e le possenti torri di difesa (ne sono rimaste tre, a testimoniare l’importanza strategica dell’area) mentre l’altissima abside si staglia verso il vicino centro abitato. Purtroppo tutto il complesso era chiuso e completamente deserto, non abbiamo quindi avuto la possibilità di visitarne l’interno. Ho scoperto che questa chiesa così imponente e suggestiva è stata una location cinematografica per molti capolavori cinematografici tra cui: L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, Otello di e con Orson Welles,  Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, Nostalghia di Andrej Tarkovskij e Francesco di Liliana Cavani.

Abbiamo ripreso la macchina e siamo scesi più in basso, ai piedi del colle, per visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Anche questa era chiusa e deserta, abbiamo solo potuto ammirare, attraverso le il cancello, la sua maestosa facciata composta da tre portali finemente decorati.

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Facciata della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Tuscania (VT)

E il suo ricco rosone circondato dalle sculture dei quattro evangelisti.

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Facciata della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Tuscania (VT)

Una giornata indimenticabile, all’insegna del fiore che amo, in un borgo che vi consiglio di visitare.

Informazioni

Tuscania, comune della provincia di Viterbo, dista dall’Agriturismo Podere Argo km 47. Nella nostra Mappa potete visualizzare esattamente dove si trova Tuscania e il percorso da fare per raggiungerla da qui.

 

 

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Risvegli di Primavera

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E’ Primavera, svegliatevi bambine

alle cascine messer aprile fa il rubacuor…..

Questa canzone me la cantava sempre mio nonno paterno, nato a Firenze ma trapiantato a MIlano, con il suo accento fiorentino ancora intatto, quando ero piccola.

Una canzone che spesso mi ritorna in mente a Primavera, mentre lavoro nel giardino e che mi ritrovo a canticchiare, da sola, alle piante che ho intorno.

Messer Aprile, ma a dire il vero anche marzo, qui in Maremma ha davvero risvegliato tutte le piante dormienti il lungo sonno dell’inverno.

Secondo voi le piante dormono ? E soprattutto sognano ? Mentre le vediamo immobili e inerti, durante la stagione fredda, secondo me stanno sognando di future fioriture colorate e profumate.

E in Primavera, quando si risvegliano, ogni giorno ci sorprendono con  una nuova esplosione di colore.

Primo fra tutti il nostro susino goccia d’oro che avevo piantato poco dopo esserci trasferiti qui.

Primaveranx2014Poi è il turno del piccolo pesco piantato davanti all’appartamento dell’agriturismo, insieme ad Ambra, un aprile di tre anni fa. E’ una varietà a polpa bianca che ha già fruttificato e che ci ha già deliziato con le sue pesche. Primaveraox2014

Quando poi arriva il turno dei ciliegi allora il nostro podere si tinge di bianco. Ne abbiamo tantissimi, domestici e selvatici da legno, di varietà diverse che fioriscono a scalare.

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Si risvegliano anche le piantine, ed i fiori iniziano a sbocciare. Come le calendule e gli anemoni de caen.

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A risvegliarsi non sono solo le piante, ma la natura tutta, gli insetti e gli animali selvatici anche loro sono  più vispi e attivi, felici della fine dell’inverno.

Un’ape su un biancospino bottina (raccoglie) cibo prezioso per nutrire le nuove larve deposte dall’ape regina.
Primaveramx2014 Anche le nostre galline, passato il freddo, depongono più uova.

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Ma sono le rondini quelle che tagliano davvero il nastro di partenza e danno il via alla Primavera. Quando qualche giorno fa le ho sentite per la prima volta svolazzare e vociare intorno al podere, il cuore mi si è riempito di gioia e avrei voluto dargli il benvenuto, salutarle, ma loro erano troppo prese nei loro volteggi e nei loro giochi. Sono riuscita a fotografare solo questa in un raro momento di pausa su un filo.

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Sono ritornate anche le upupe, altre nostre fedeli compagne della stagione calda. Ogni mattina poi, dalla mia finestra del bagno, assisto a spettacoli meravigliosi che purtroppo non riesco mai a fotografare, un giorno un branco di caprioli che gioca nel campo davanti, un altro una lepre che sbuca da un cespuglio e salta contenta, e poi gruppi di fagiani che pascolano tranquilli nei prati.

Anche noi umani ci risvegliamo in questo periodo, no ? A parte il trauma del cambio d’ora lo scorso fine settimana e la conseguente perdita di una preziosa ora di sonno da cui mi devo ancora riprendere, sommata al fatto che ho lavorato durante tutto il fine settimana. Con l’arrivo della primavera viene più voglia di uscire, di stare all’aperto, di fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta.

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Io personalmente in primavera vengo colpita da una febbre da seme acuta. Seminerei e trapianterei qualsiasi cosa e ovunque, tanto che quando entro in un negozio di giardinaggio o dove ci sono semi nei paraggi devo fare una grande opera di autocontrollo e ripetere a me stessa, più volte, che ho già tutti i semi di cui ho bisogno.

A parte i vari semenzai per l’orto, il mio campo di lavoro e di sperimentazione preferito è una vecchia botte, che è ormai diventata la mia piccola nursery dove faccio esperimenti con talee di piante e di rose e dove provo a seminare noccioli di frutti di ogni tipo.

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Questo è anche il posto dove custodisco gelosamente due piantine molto speciali, quelle di pesco della vigna che avevo seminato due inverni fa. Ve le ricordate ?

Guardate quanto sono cresciute :-)

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Idee per una Pasqua creativa e riciclosa con i bambini

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Aprile è arrivato carico di impegni, di lavoro e di sogni da realizzare.  Oltre al Corso di Agricoltura Sinergica che sto organizzando qui il 12 e 13 Aprile, sono arrivate anche le prime prenotazioni per i soggiorni Fuga con Divertimento dei cofanetti Smartbox, di cui da quest’anno faccio parte. Tutto ciò implica molta organizzazione e tanto lavoro, dato che gestisco praticamente da sola l’azienda agricola e l’agriturismo, oltre a fare la mamma a tempo pieno. Ma a parte la fatica è per me soprattutto una grande soddisfazione potere trasmettere ai miei ospiti la mia passione per il mio lavoro, per la  terra, la natura e il mondo delle api.

Ad aprile quest’anno cade pure la Pasqua e con lei la voglia di creare insieme a Viola e Ambra decorazioni divertenti e riciclose per la nostra tavola e per la nostra tavola.

Abbiamo già iniziato a creare e presto vi faremo vedere i nostri lavoretti qui sul blog. Nel frattempo vi mostro quelli dell’anno scorso, così magari possono servirvi d’ispirazione.

Prime nella lista sono sicuramente le nostre uova decorate con le tinture naturali e i colori alimentari, un elemento che non può mai mancare sulla nostra tavola della colazione pasquale e con cui ogni anno ci divertiamo a sperimentare nuove tecniche e nuove tinture.

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I coniglietti copriuova, fatti riciclando il cartone delle uova,  che hanno rallegrato la nostra tavola di Pasqua.

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I biscotti pasquali, una tradizione rubata al Natale, in versione rivisitata con forme e decorazioni molto primaverili.

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E poi per finire un’idea divertente per riciclare la carta delle uova di Pasqua e per creare delle decorazioni coloratissime da appendere nella cameretta dei vostri bambini o da usare in occasione di feste e compleanni.

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Continuate a seguirci per tante altre idee divertenti :-)

 

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Corso Base di Agricoltura Sinergica

Serrasinergicax2Il 12 e 13 Aprile si terrà qui al Podere Argo un Corso Base di Agricoltura Sinergica durante il quale realizzeremo un orto sinergico.

In questi due giorni un agronomo esperto in agricoltura biologica e agricoltura sinergica ci insegnerà la teoria e la pratica di questa forma tanto naturale quanto innovativa di coltivazione.

Impareremo a progettare , disegnare e realizzare praticamente un orto sinergico a forma di doppia spirale partendo da un terreno nudo di 200 mq, il mio ex orto tabula rasa. Passeremo poi alla creazione dei bancali, alla loro pacciamatura, all’installazione dell’impianto d’irrigazione, alla realizzazione di un piccolo laghetto e infine alla semina.

Acquisiremo insieme le conoscenze teoriche e pratiche necessarie per cominciare a coltivare e a divertirsi con un orto sinergico; lavorando tutti insieme, a contatto diretto con la terra, sperimenteremo praticamente la sinergia che si crea tra i partecipanti e quindi il significato profondo di questo modo di coltivare.

Il corso è rivolto a tutti: ai principianti che non hanno mai preso una pala in mano e ad agricoltori esperti che vogliono imparare un nuovo tipo di agricoltura.

Programma

Sabato 12 Aprile

ore 9.00– 13.00
- Presentazione e introduzione ai principi dell’agricoltura sinergica
- Progettazione dell’orto: tipo di terreno, materiali occorrenti, pendenze del terreno, forme e misure
- Semenzaio,
- Siepe frangivento,
- Laghetto
ore 13.00 – 14.30 Pausa pranzo
ore 14.30 – 18.30
- Disegno dell’orto
- Costruzione bancali
- Realizzazione laghetto

Domenica 13 Aprile

ore 9.00 – 13.00
- Posizionamento tubi irrigazione e laghetto
- Concimazione
- Pacciamatura
ore 13.00 – 14.30 Pausa pranzo
ore 14.30 – 17.00
- Posizionamento tutori
- Semina
- Messa a dimora piantine
- Collaudo impianto.

* l’orario delle pause e di fine giornata sono subordinati alle condizioni atmosferiche.

Il corso si svolge qui al Podere Argo, c.s. Argo 20, Sorano (GR).

Il corso ha un costo di € 45 a persona, pasti e pernottamenti esclusi.
Il corso avrà luogo solo con il raggiungimento di un minimo di 7 partecipanti. Numero massimo partecipanti 15.

Se volete partecipare siete pregati di confermare la vostra partecipazione telefonicamente o tramite e-mail ai seguenti recapiti:
AGRITURISMO PODERE ARGO
Tel: 3356046242- 0564 638789
Email: podere argo@gmail.com

Ho creato un evento nella mia pagina Facebook dove trovate tutte le informazioni e gli aggiornamenti.

Allora che ne dite avete voglia di trascorrere due giorni a stretto contatto con la terra e ad imparare un modo naturale e biologico per coltivare l’orto ?

Io non vedo l’ora :-)

 

 

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Innesto a spacco e innesto a corona su alberi da frutto

Innestix1Un paio di settimane fa è venuto il fratello di Ivaldo, esperto innestino, ad innestare le nostre piante selvatiche da frutto, prugni e ciliegi.

L’innesto è una tecnica di riproduzione per cambiare le caratteristiche di una pianta, unendo insieme due parti diverse di pianta, il portainnesto e la marza, si ottiene un unico individuo diverso. Si può così trasformare una pianta selvatica in albero da frutto.

Una tecnica che  io conoscevo in forma solo teorica, e che non avevo mai visto fare praticamente. Questa è stata quindi per me una buona occasione per vedere con i miei occhi, passo passo come si fa, e per impararla.

Gli innesti si eseguono in luna calante e se non si ha la possibilità di effettuarli in luna calante bisogna innestare durante la stessa fase lunare in cui si sono prelevate le marze. Queste, riunite in mazzi e avvolte da un telo di plastica nero, vanno conservate al buio in una cantina o altro luogo freddo, possibilmente coperte con sabbia in modo da mantenere un’umidità costante. Un’altra possibilità è quella di prelevare le marze il giorno stesso del loro innesto, ciò che abbiamo fatto noi.

Esistono vari tipi d’innesto, il nostro esperto innestino per le nostre piante ne ha usato solo due tipi: l’innesto a corona e l’innesto a spacco.

La prima cosa da fare se volete innestare un albero da frutto è quello di procurarvi le marze, cioè le porzioni di rami prelevate dalla varietà di albero che volete riprodurre. E’ molto importante tagliare le marze da piante sane e già in produzione, i rami da prelevare sono quelli di un anno e possibilmente quelli che si trovano nella parte esterna della chioma con due o tre gemme. I rami devono essere ben lignificati ma non troppo grossi.

Noi abbiamo preso le marze di diverse varietà di ciliegi e di prugni, così da avere frutti di varietà diverse e che fruttificano in periodi diversi.

Per innestare gli alberi da frutto oltre alle marze avrete poi bisogno di alcuni attrezzi indispensabili:

-Coltello per innesti.

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- Seghetto

- Coltello

- Forbici da piante da frutto

- Nastro isolante nero o filo in gomma da giardinaggio.

- Mastice per innesti

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Innesto a spacco

L’innesto a spacco è un tipo d’innesto che si esegue maggiormente dalla metà di febbraio al 20 marzo, perché è un periodo in cui il cambio produce legno e corteccia è scorre molta linfa nei vasi.

Questa tecnica d’innesto consiste nel tagliare il nostro portainnesto a circa un metro di altezza da terra e nel fare uno spacco sul tronco, come vedete nella foto in basso. Per evitare che il tronco della nostra pianta portainnesto si spaccasse, dato che era molto piccolo, abbiamo legato una corda attorno alla sua circonferenza.

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Si prendono le marze prelevate già da una settimana o il giorno stesso, e gli si fa la punta o da tutte e due i lati o da un lato solo.

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Dopo avere affilato le marze con l’apposito coltello da innesto, si infilano dentro al tronco.  Per fare ciò ci si può aiutare con un perno, ricavato da un ramo, come vedete qui in basso.

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 - A questo punto bisogna fare molta attenzione che la corteccia della marza e del portainnesto  combacino perfettamente. Come mi ha ripetuto più volte il nostro esperto innestino, il segreto di un buon innesto è che la corteccia della marza e quella del portainnesto combacino perfettamente; e ancora di più devono combaciare i cambi, cioè il terzo strato interno del tronco che  si trova dopo la corteccia e il libro.

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- Per proteggere e coprire la parte di tronco spaccata, vi abbiamo applicato sopra un piccolo pezzo di corteccia.

- Abbiamo legato con del filo di gomma, ma si può anche usare del nastro isolante, la base del nostro innesto per tenerla unita.

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E per finire l’abbiamo cosparsa tutta con il mastice per innesti.

Innesto a Corona

L’innesto a corona ha lo stesso periodo di esecuzione e lo stesso mo-do di prelievo delle marze dell’innesto a spacco. Si esegue tagliando le marze a circa 10 cm con 4 gemme.  E’ un tipo d’innesto che richiede meno precisione di quello a spacco e si esegue sempre dalla metà di febbraio passata fino al 20 marzo.

- Bisogna tagliare la pianta portainnesto e fare un taglio verticale lungo la corteccia.

- Si stacca leggermente e delicatamente la corteccia dal legno senza danneggiare la zona cambiale e si inseriscono le marze precedentemente affilate e scortecciate su un unico lato.

-Bisogna fare coincidere il lato scortecciato della marza con il cambio del portainnesto.

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-Si lega il tronco, alla base dell’innesto con del filo da giardinaggio o con del nastro isolante.

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Si cosparge il tutto con del mastice da innesto.Innestix16

Una volta finito di innestare non resta altro da fare che aspettare e pregare che le marze “prendano” e che l’innesto abbia successo. Bisogna anche sperare che non ci sia una gelata tardiva, e qui dove abitiamo noi è ancora possibile, che faccia seccare le marze appena innestate.

Così abbiamo fatto noi, abbiamo aspettato, pregato e pazientato per parecchi giorni fino a ieri, quando curiosando per il giardino guardate cosa ho trovato, delle belle marze piene di boccioli pronti a sbocciare e fiorire.

Innestix18 Evviva tutte le nostre marze hanno preso !!

Un grazie di cuore e tanti complimenti al nostro bravo innestino :-)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chez l'Ami Louis

Indovina chi viene a cena ?

Obama è arrivato a Roma, alla radio stamattina tutti i notiziari parlavano dell’imponente dispiegamento di misure di sicurezza mobilitate per proteggerlo, perché quando si muove il presidente degli Stati Uniti, uno tra gli uomini più potenti al mondo, insieme a lui si muove uno stuolo infinito di uomini, macchine e armi.

Mentre guidavo e ascoltavo, la mia testa si riavvolgeva all’indietro come un nastro, ritornava a quel lontano 1999 a Parigi, quando ho avuto il “piacere” di testarle e vederle con i miei occhi queste misure di sicurezza, l’indimenticabile giorno in cui non uno, ma ben due presidenti, Clinton e Chirac, sono venuti a cena nel ristorante di fianco a casa mia.

A quell’epoca abitavo da sola a Parigi, frequentavo l’Ecole Pratique des Hautes Etudes, dove ho preso la mia specializzazione in Egittologia, e dove ho iniziato il dottorato che ahimé non ho mai terminato.

Foto di Ralf.treinen
Foto di Ralf.treinen

Vivevo nel quartiere centrale del Marais, nel terzo arrondissement, in un piccolo appartamento che la mamma di una mia amica milanese mi aveva affittato. L’appartamento si trovava in una minuscola via chiamata rue du Vertbois. Una strada talmente stretta che c’era giusto lo spazio per il passaggio di una macchina, nessuno spazio per parcheggiare, uno stretto marciapiede e tanti piccoli negozi multietnici, gestiti soprattutto da ebrei. C’era il mio fornaio di fiducia sull’angolo, l’alimentari dove mi rifornivo dell’indispensabile gestito da africani, una minuscola sartoria di un anziano ebreo, dove una volta in vista del Congresso Internazionale di Egittologia al Cairo ero andata a farmi accorciare un paio di pantaloni, e poi a due passi dal mio portone un piccolo ristorante anonimo, che io reputavo una bettola e a cui non avevo mai prestato molta attenzione. Quanto mi sbagliavo.

Era giugno, e quel giorno, come era mio solito mi ero svegliata presto ed ero andata a studiare alla biblioteca di egittologia del College de France. Una volta entrata lì mi tuffavo in un mondo parallelo, quello dei libri, dell’Egitto, dei geroglifici. Mi sentivo una vera privilegiata di poterci studiare, in una biblioteca accessibile solo ai ricercatori e previa autorizzazione scritta. Stentavo a credere di avere la possibilità di sfogliare libri rari e preziosi che grandi studiosi prima di me avevano consultato.

Rimanevo lì tutto il giorno immersa nelle mie ricerche, mi assentavo solo pochi minuti per la pausa pranzo, e lasciavo la biblioteca solo nel tardo pomeriggio, al momento della chiusura. Passavo allora dalla solita boulangerie, compravo un pain au chocolat, e poi m’immergevo nel mondo sotterraneo della metropolitana. Arrivata alla fermata Arts et Metiers risalivo in superficie e percorrevo a piedi la breve strada che mi separava da casa.

Ma quel giorno appena uscita dalla stazione della metropolitana notai qualcosa di diverso. Sulla strada c’era una lunga fila di transenne, macchinoni blu con i vetri scuri, e macchine della polizia ovunque. Rimasi sorpresa, ma non più di tanto, sapevo che al Museo des Arts et Metiers, nella strada parallela, erano in corso dei lavori di ristrutturazione e che a breve ci sarebbe stata l’inaugurazione, forse tutto questo spiegamento di misure di sicurezza erano dovute a questo evento.

Senza farci troppo caso, continuai per la mia strada, ma arrivata in rue du Vertbois, fui accolta da poliziotti con giubbotti antiproiettile e radioline ricetrasmittenti, che mi urlarono in modo molto brusco e nervoso di andarmene via, che la strada era chiusa al pubblico. Dopo varie discussioni, mi concessero di passare e di entrare nel mio portone di casa.  Mentre salivo le scale di casa mi chiedevo cosa potesse essere successo, se fosse possibile che per una semplice inaugurazione di un museo i poliziotti francesi si scaldassero così tanto. Placai la mia curiosità pensando che forse all’inaugurazione partecipava qualche personalità importante, magari il sindaco di Parigi. Mai e poi mai mi sarei potuta immaginare chi fosse arrivato in quella piccola e anonima stradina, deserta e anche un po’ trasandata, sperduta nell’immensa Parigi.

Salii nel mio appartamentino al primo piano, le cui finestre davano proprio sulla strada, e come al solito accesi la televisione per ascoltare le ultime notizie, mentre in cucina iniziavo a prepararmi la cena. Tra i rumori delle pentole e dell’acqua, riuscii a sentire la notizia d’apertura del telegiornale: Bill Clinton e Hillary erano arrivati in città e Chirac li aveva portati fuori a cena in un ristorante. La notizia m’incuriosì molto, mi affacciai dalla cucina e vidi passare sullo schermo l’immagine di Bill e Hillary insieme a Chirac davanti ad un ristorante con una tenda a quadretti rossa a me molto familiare.

Chez l'Ami Louis
Foto di http://anevert.blogspot.it/

L’inquadratura si spostò verso l’alto e riuscii a leggere anche il nome del ristorante: Chez L’Ami Louis, il ristorante di fianco casa a cui io non avevo mai prestato attenzione, considerandolo una bettola. Ci misi qualche secondo a collegare i punti, perché la mia mente si rifiutava di credere a ciò che vedeva. Dopo qualche secondo, ritornata in me, dallo stupore feci quasi cadere il piatto che avevo in mano. Bill Clinton, Hillary, Chirac e sua moglie stavano mangiando nel ristorante di fianco a casa mia, non in una strada grande e lussuosa, gli Champs- Elysées per esempio, ma in questa viuzza insignificante e in un ristorante apparentemente molto modesto.

Capii subito che era un’occasione unica nella vita, che dovevo passare subito all’azione, dovevo riuscire in tutti i modi a vedere dal vivo il presidente degli Stati Uniti e sua moglie. Sapevo che non sarebbe stata un’impresa facile, dato il dispiegamento di poliziotti in divisa, in borghese, auto blindate, camionette, che vedevo sulla strada dalle mie finestre, ma volevo almeno provarci.

Trovai la scusa del pane. Scesi in strada e ai poliziotti che mi accolsero urlando e con le pistole in mano, tremando dissi che avevo finito il pane e che dovevo andare al forno a comprarlo, il forno si trovava proprio davanti al ristorante.

Con aria molto scocciata e dopo qualche scambio con altri colleghi tramite ricetrasmittenti mi concessero di andarci, però solo scortata da loro e molto velocemente. Raggiunsi il forno tremando dalla paura e circondata da gorilla armati di qualsiasi cosa, fu allora che mi resi conto di quanto fossi stata incosciente.

Il fornaio, molto sorpreso nel vedermi, mi allungò il pane mentre io cercavo di guardare, attraverso le sue vetrine, l’interno del ristorante sul lato opposto della strada. Fu tutta fatica sprecata, la tenda a quadretti rossa era completamente abbassata e non c’era traccia dei due presidenti e delle loro rispettive mogli. Nuovamente sotto scorta, dai sempre più nervosi e infastiditi gorilla,  mi ritirai in casa delusa ma contenta di averci almeno provato.

Dalle finestre di casa continuai ad osservare tutto ciò che succedeva  in strada, vidi passare sotto i miei occhi le due macchine presidenziali, con le rispettive bandierine dei due stati, e poi l’interminabile sfilata di macchine blu, blindate, macchine della polizia, dei corpi speciali, camionette, camion, camion blindati con il retro aperto al cui  interno riuscivo a vedere squadre di uomini incappucciati con il mitra in mano pronti a saltar fuori se necessario. Un fiume che sembrava non avere fine.

Fu talmente lunga la sfilata che ne rimasi profondamente colpita. Era possibile che un presidente smuove tutto ciò per uscire semplicemente a cena una sera ? E vi assicuro che finché non lo si vede con i propri occhi, non ci si può rendere conto della quantità di persone e mezzi coinvolti, soprattutto se i presidenti fuori a cena sono due.

Mentre passavano le ultime auto e i poliziotti toglievano le transenne, provai per un istante a mettermi nei panni dei presidenti, avrei voluto una vita del genere ?  Una vita in cui la cosa più normale diventa così macchinosa e ingombrante ?

No, credo proprio di no. E guardando fuori dalla finestra ringraziavo il cielo tra me e me di essere la Beatrice anonima, ma libera, di godermi appieno la meravigliosa Parigi.

P.S. Ho scoperto solo in seguito, parlando con amici parigini, che il Ristorante Chez L’Ami Louis è un  ristorante molto famoso e frequentato non solo da presidenti, ma anche da star del cinema e della musica. Chissà quanti personaggi mi saranno passati sotto il naso mentre io ero tra le nuvole e tra i libri di egittologia. Io che l’avevo considerato una bettola. Mai giudicare dalle apparenze :-)

 

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Borragine, mon amour

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Erano mesi che osservavo impazientemente le piccole foglie pelose di Borragine nate in modo spontaneo qua e là nel mio giardino, e poi finalmente, proprio con lo scoccare della primavera, le ho ritrovate fiorite di quel blu che solo a loro appartiene.

Io la Borragine la amo. La semino dovunque, la osservo, l’ammiro, tanto che a volte penso che in un’altra vita, se un’altra vita esiste, io sia stata un’ape, perché amo le stesse piante frequentate da questi piccoli insetti.

Se poi come è il caso della Borragine, questa pianta oltre ad essere bella, concentra in sé altre virtù, allora la cosa diventa interessante.

La Borragine (Borago officinalis) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Borraginacee. Ha un portamento eretto con un grande fusto succoso e cavo e un’altezza che varia tra i 30 e 60 cm, ha grandi foglie ovali rugose e ruvide e alla sua sommità fiori a forma di stella di un colore blu intenso o più raramente rosa. E’ una pianta facilmente riconoscibile perché ricoperta da una fitta peluria, che dà alle sue foglie un aspetto vellutato. La Borragine è una pianta mellifera, cioè molto amata dalle api.

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Originaria della Siria, si è diffusa in tutta Europa ed in America Centrale, dove cresce spontaneamente dalla pianura fino ad un’altitudine di 800 metri sul livello del mare. In Italia cresce rigogliosa dove il clima è mite, nelle zone incolte, in quelle con sassi e ghiaia, lungo le scarpate e nei terreni pietrosi.

L’origine del suo nome è controverso, la borragine era infatti conosciuta ed utilizzata per le tante proprietà benefiche fin dall’antichità.

I romani che aggiungevano questa pianta al vino, il vino alla borragine era ritenuto un antidoto alla tristezza, la chiamavano burra, alludendo al fatto che le sue foglie pelose ricordavano al tatto un tessuto di lana grezza. Plinio scrive: «Un decotto di borragine allontana la tristezza e dà gioia di vivere».

Gli arabi la chiamavano abu rach, ossia padre del sudore, alludendo alle proprietà sudorifere di questa erba officinale.

I Celti aggiungevano la Borragine al vino che veniva dato ai guerrieri per infondergli il coraggio nell’affrontare i nemici in battaglia, per questo motivo era detta borrach, coraggio.

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Come si coltiva

La borragine è una pianta rustica e selvatica che si coltiva con facilità, non richiede infatti particolari cure e , con il terreno e l’esposizione giusta, si diffonde molto facilmente diventando quasi infestante.

La semina si effettua a primavera su un terreno fertile, soffice e sabbioso, direttamente in pieno campo o in grandi vasi. E’ una pianta che sopporta male il trapianto quindi è meglio seminarla in loco. Predilige i luoghi assolati e un terreno ben drenato. La distanza da tenere tra un seme e l’altro è di cm 20, se le piantine nascono troppo fitte bisognerà diradarle per permettergli una crescita ottimale.

Per la sua coltivazione in vaso invece la Borragine necessita di un vaso capiente e ben drenato, che abbia sul fondo dell’argilla espansa. Il vaso va poi riempito con del terriccio sciolto e ricco di humus e i semi vanno coperti con poca terra. Il vaso deve essere collocato al sole o a mezz’ombra e annaffiato nei periodi più caldi.  Appena la temperatura è mite i semi germineranno, lasciate le piantine più robuste ed eliminate le altre. All’arrivo dei primi freddi la pianta si secca quindi raccoglietene i semi per la primavera successiva.

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Proprietà

La borragine viene ritenuta dalla medicina popolare: depurativa, diuretica e disintossicante. Contiene grandi quantità di nitrati di potassio, e grosse quantità di vitamina C.

Il suo elevato contenuto di mucillagini la rendono anche un ottimo rimedio contro la stipsi e un calmante per i problemi respiratori.

L’infuso e le tisane con i fiori di borragine sono un ottimo tonico per il sistema nervoso: hanno  proprietà rilassante, emolliente, espettorante, e calmante della tosse, ed anche un leggero effetto diuretico e depurativo.
Le foglie, hanno azione sudorifica  e sono ritenute un valido rimedio nelle affezioni delle vie respiratorie, nei reumatismi e nelle malattie eruttive (eczemi e foruncolosi), insieme all’olio dei semi di borragine.

La Borragine però contiene alcuni alcaloidi che possono risultare tossici per il nostro corpo, va quindi usata con moderazione e deve essere assolutamente evitata in gravidanza, durante l’allattamento e in caso di problemi epatici..

La Borragine in cucina

La Borragine è un ottimo ingrediente da usare nelle nostre ricette, le  foglie e fiori vanno consumate freschi e preferibilmente cotti, perché la cottura riduce, ma non elimina, la presenza naturale in questa pianta di alcuni alcaloidi che possono risultare tossici per il nostro corpo.

Le sue foglie sono ottime nelle minestre e nelle zuppe, come ripieno di torte salate o ravioli, nelle frittate o impanate. Io ho provato anche a farne uno squisito risotto insieme all’ortica e alla bieta.

I suoi bellissimi fiori, dal delicato sapore di cetriolo, decorano le nostre insalate primaverili o congelati in cubetti, danno un tocco di allegria agli aperitivi e ad altre bevande.

Ricordatevi sempre di consumarla con moderazione.

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Scaldacollo in maglia a punto riso

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E’ vero che la primavera è arrivata e con lei la voglia di scoprirci e di alleggerirci, ma io oggi voglio farvi vedere lo scaldacollo in maglia a punto riso che ho fatto questo inverno per Ambra.

Grazie alla mia visual board, dove avevo incollato un bel gomitolo di lana rosa con tanto di ferri, ho finalmente ritrovato il tempo per lavorare a maglia, un’attività che amo molto ma che ormai da anni non riuscivo più fare.

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Come primo progetto ho scelto di realizzare uno scaldacollo molto semplice ma originale che avevo visto addosso ad Antonella, realizzato da lei ai ferri a punto riso.

La lana ce l’avevo già, l’avevo comprata tanti anni fa ma non l’avevo mai usata, è una pura lana vergine merino Decatì della Mondial. Ne ho usati 2 gomitoli da 50 g e l’ho lavorata con i ferri n° 4.

Ho montato 80 maglie e le ho lavorate a punto riso, alternando cioè 1 punto dritto e 1 punto rovescio in ogni ferro, cambiando però la disposizione dei punti rispetto al ferro precedente e non lavorando mai la la prima maglia del giro, ma spostandola semplicemente sull’altro ferro.

Era la prima volta che lavoravo con i ferri a punto riso, e si vede pure, dato che ho fatto un bel po’ di errori.

Ho continuato a lavorare a punto riso fino ad un’altezza di cm 30 e poi ho chiuso il lavoro.

A questo punto arriva il passo più “complicato” dello scaldacollo, ma anche il suo aspetto a mio parere più bello e originale, in cui si uniscono le due estremità e gli si fa fare una torsione.

Ho fatto una foto/disegno del tipo che si facevano a scuola a geometria, con tanto di lettere agli angoli, per cercare di essere più chiara. Dovete prima piegare la vostra striscia su se stessa, formando un triangolo, e poi unire l’angolo A1 con l’A e il B1 con il B. A questo punto cucite i due lati insieme con un ago da lana o con l’uncinetto come ho fatto io e il lavoro è finito.

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Otterrete uno scaldacollo che indossato avrà un effetto arrotolato, quasi fosse una sciarpa arrotolata intorno al collo.

Ho cercato di fotografare lo scaldacollo addosso ad Ambra, ma non è stato molto semplice, in questo periodo è molto ribelle e poco propensa alle foto.

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Happy knitting ;-)

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Il primo bagno alle Cascate di Saturnia

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Chi mi segue su Facebook, Twitter e Instagram ha già avuto modo di vedere, e forse anche un po’ invidiare, le foto del nostro primo bagno del 2014 alle Cascate del Mulino di Saturnia, la scorsa settimana.

Era il pomeriggio in cui di solito andiamo a nuotare in piscina, ma la giornata era talmente calda e splendida che abbiamo deciso di cambiare strada ed andare a tuffarci nell’acqua calda e sulfurea di Saturnia.

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Le acque termali di Saturnia sgorgano da 3000 anni da un cratere vulcanico spento, ed hanno una temperatura costante di 37°,5, la stessa temperatura del liquido amniotico. Quest’acqua, che scorre sotterranea, nel suo percorso s’arricchisce di un’alta concentrazione di gas e sali minerali del vulcano spento, il Monte Amiata, arrivando alla piscina sorgente con una portata di 500 litri al secondo.

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Dalla sorgente poi l’acqua si trasforma in un ruscello, chiamato “il Gorello”, che a un certo punto incontra un dislivello dando luogo alle Cascate del Mulino e a vasche naturali scavate nella roccia, ed è proprio qui che noi ci siamo immersi quel giorno.

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Alle Cascate del Mulino, grazie alla temperatura costante dell’acqua a 37,5°, si può fare il bagno in qualsiasi periodo dell’anno, del giorno e della notte. Le cascate sono libere al pubblico, completamente gratuite e facilmente accessibili. Nelle vicinanze vi è un ampio parcheggio dove si può lasciare la macchina e poi si scende a piedi lungo una comoda stradina.

E’ difficile esprimere il piacere che si prova nell’immergersi nelle acque calde, sistemarsi in una vasca naturale, che sembra scavata apposta per noi, e farsi massaggiare dai getti dell’acqua che cadono con forza dalle cascate. Se poi a tutto ciò si aggiunge il fatto che mentre si fa il bagno si è abbracciati da una natura selvaggia e incontaminata, da un pace totale e un verde intenso, è davvero difficile trovare la forza di uscirne.

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L’acqua sulfurea di Saturnia ha anche molte proprietà benefiche per la pelle e dopo essersi immersi qui la pelle è più bella e levigata, puzza un po’ di zolfo, ma basta fare una doccia e l’odore scompare.

Mentre ero distesa nell’acqua calda pensavo tra me e me che sono proprio fortunata a vivere in Maremma :-)

Ah dimenticavo, le Terme di Saturnia sono state recentemente inserite dalla famosa guida LonelyPlanet tra le venti migliori terme d’Europa.

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Kefir d’acqua

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Da qualche giorno c’è una nuova presenza in casa nostra, i grani di kefir, che mi ha regalato Antonella, per preparare il kefir d’acqua.

Prima d’ora non ne conoscevo l’esistenza, avevo solo sentito parlare del kefir di latte, è stata Antonella ad illustrarmi le sue tante proprietà benefiche per il nostro organismo e a convincermi di provarlo.

L’acqua di kefir è una bevanda fermentata e probiotica, originaria della regione del Caucaso, a base di grani di kefir, acqua naturale e zucchero di canna. E’ quindi adatta ai vegetariani ai vegani e non contenendo glutine può essere consumata tranquillamente anche dalle persone celiache.

Quest’acqua frizzante e leggermente alcolica, che a me ricorda molto il sapore del sidro o dello spumante, contiene circa 15 specie di fermenti vivi, mentre il kefir di latte ne contiene 30 specie diverse, che hanno un’azione di stimolo e rafforzamento sul nostro sistema immunitario e che aiutano a riequilibrare la flora batterica intestinale.

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Il kefir d’acqua, oltre ai fermenti, contiene anche minerali quali il calcio, il magnesio, il fosforo e lo zinco e vitamine del gruppo B e la vitamina K, che regola il sistema renale.

Il principale motivo dell’assunzione del kefir d’acqua è il suo contenuto di probiotici, che aiutano e rafforzano il sistema immunitario intestinale e quello del nostro organismo in generale.

Inoltre, sembra che il kefir possa essere usato come coadiuvante nella cura di varie patologie: ulcere gastriche e duodenali, catarro bronchiale, malattie epatiche e biliari, malattie renali, malattie dello stomaco e dell’intestino, eczemi e candida.

Come si prepara il kefir d’acqua:

Per prima cosa dovete procurarvi dei granuli di kefir, la cosa più semplice è farveli regalare da un amico, altrimenti li trovate in vendita nei negozi specializzati o online. Questi granuli poi si moltiplicano ad ogni fermentazione e quindi sarete ben presto in grado anche voi di regalarli ai vostri amici.

Ecco gli ingredienti di cui avete bisogno per preparare il vostro kefir d’acqua:

  • 1 litro di acqua naturale
  • 3 cucchiai di granuli di kefir d’acqua
  • 2 cucchiai di zucchero di canna;
  • frutta secca a piacere ( fichi secchi, prugne, uvetta, ecc.)
  • Aromi naturali: cannella, baccello di vaniglia, zenzero, ecc. (opzionale)

PROCEDIMENTO

  • Versate in un contenitore di vetro trasparente l’acqua e lo zucchero.
  • Mescolate bene fino a quando lo zucchero si è sciolto completamente.
  • Aggiungete il limone, la frutta secca ed eventualmente gli aromi naturali
  • Aggiungete i grani di kefir.
  • Coprite il contenitore di vetro con un canovaccio pulito e fermatelo con un elastico da cucina, per permettere ai grani di kefir di respirare e moltiplicarsi meglio.
  • Fate fermentare a temperatura ambiente per almeno 24h.
  • Dopo 24 ore la vostra bevanda avrà azione lassativa, dopo 48 ore invece avrà un’azione astringente.
  • Una volta terminato il processo di fermentazione, spremete il limone, filtrate il liquido con un colino e conservatelo in frigo. In genere, si consiglia di consumare il kefir sempre fresco.
  • Sciacquate bene sotto l’acqua corrente i granuli del kefir filtrati, prendetene solo 3 cucchiai e conservateli in frigo in un contenitore di vetro con l’acqua e lo zucchero di canna.
  • Conservato in questo modo il kefir si mantiene in vita per una settimana, ed è consigliabile rinnovare completamente i grani dopo almeno sei mesi.

Se il sapore del kefir d’acqua non vi piace potete anche usarlo come base per i centrifugati e frullati fatti con frutta e/o verdura fresca. Il mio primo kefir d’acqua l’ho preparato con le bacche di goji e il risultato è stata una bevanda molto piacevole, dissetante e frizzantina. La prossima volta voglio provare ad aggiungerci l’uvetta e  come aromi il cardamomo e lo zenzero.

Voi conoscete il kefir d’acqua ? L’avete mai provato ?

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Ghirlanda fuoriporta di mimosa per la festa della donna

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Sento che questa festa delle donne sarà speciale. Il nostro evento di Estetica Naturale, che si terrà qui domani pomeriggio, sarà sicuramente una bellissima occasione per festeggiare con le amiche e conoscenti che abitano in zona e un momento per divertirci insieme e prenderci cura della nostra pelle.

Per l’occasione ho pensato di creare una ghirlanda fuoriporta con la mimosa, molto semplice, ma che con il suo giallo accesso trasmette gioia e buonumore.

Per farlo ho raccolto dei rami da un albero di mimosa che avevo adocchiato da giorni, naturalmente chiedendo prima il permesso ;-)

Ghirlandamimosax4 Ho usato come base una ghirlanda fatta di rami che avevo in casa.

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Vi ho fissato i rametti di mimosa tutto intorno con del filo di ferro.Ghirlandamimosax2

Ho legato un nastro alla ghirlanda e l’ho appesa fuori dalla nostra porta.

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Buona festa delle donne a tutte voi, ci risentiamo la settimana prossima qui :-)

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Torta di mele, yogurt, zenzero e cannella senza glutine

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Se state cercando una torta di mele leggera ma gustosa, soffice e fatta con ingredienti sani, questa è la torta che fa per voi.  E’ la torta perfetta per la colazione o per la merenda, da gustare insieme ad una bella tazza di té caldo. E’ anche molto veloce da preparare, cosa volete di più ?

L’ispirazione l’ho presa da qui ma ho fatto le mie solite modifiche e aggiunte e come sempre l’ho preparata con la farina di riso, in versione senza glutine.

Ecco la mia torta di mele, yogurt, zenzero e cannella.

INGREDIENTI

  • 300 g cucchiai di farina di riso bio Vital Nature
  • 3 mele
  • 100 ml di olio evo
  • 2 uova
  • 100 g zucchero di canna bio
  • 2 vasetti di yogurt bianco da 125 g
  • 1 bustina di lievito per dolci (presente nel Prontuario AIC o riportante la dicitura «senza glutine»)
  • cannella in polvere
  • zenzero in polvere

PROCEDIMENTO:

  1. Tagliate due mele a tocchetti e passatele nella farina.
  2. Montate le uova con lo zucchero e poi aggiungete uno alla volta tutti gli ingredienti. Come ultimo ingrediente aggiungete le mele tagliate.
  3. Versate l’impasto in una tortiera rotonda e poi guarnite con l’ultima mela tagliata a spicchi, disponendoli a raggiera. Spolverate sopra la cannella in polvere e lo zenzero in polvere.
  4. Infornate nel forno preriscaldato a 180° per 15 minuti circa, per verificarne la cottura potete fare la prova dello stuzzicadente.
  5. Quando la torta si sarà raffreddata cospargete lo zucchero a velo.

Questa è una torta poco zuccherosa e quindi più leggera, se preferite un sapore più dolce potete aumentare la quantità di zucchero.

Buon appetito e Happy Gluten free :-)

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Non è mai troppo tardi

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La scorsa settimana è andata in onda su Rai 1 la fiction Non è mai troppo tardi dedicata alla vita di Alberto Manzi, maestro, pedagogista, scrittore e conduttore della celebre trasmissione Non è mai troppo tardi attraverso cui ha insegnato a leggere e a scrivere a un milione e mezzo di italiani.

Viola e Ambra, che solitamente non hanno il permesso di guardare la televisione dopo cena, mi hanno chiesto di guardarla, perché ne avevano sentito parlare a scuola. Alberto Manzi è molto conosciuto qui in Maremma, essendo stato sindaco di Pitigliano dal 1995 al 1997.

Per questa volta ho deciso di infrangere la regola, abbiamo così guardato insieme la fiction che ripercorre la vita del maestro Manzi dall’inizio della sua carriera come educatore in un carcere minorile a Roma fino ai suoi esordi come conduttore della celebre trasmissione per analfabeti.

La figura di quest’uomo e maestro, di cui io conoscevo molto poco,  controcorrente, innovativo e rivoluzionario ci ha affascinato e emozionato, siamo rimaste incollate davanti alla televisione nonostante l’ora tarda.

Alberto Manzi era un maestro anticonformista e innovativo, usava un metodo d’insegnamento dove era il bambino con le sue esigenze ad essere messo al centro, in forma attiva e non passiva. Nelle sue lezioni non trasmetteva semplici nozioni ma voleva che i suoi alunni imparassero ad usare la propria testa per comprendere il mondo e se stessi, era anche convinto che una società migliore potesse essere costruita proprio a partire dalla scuola. Insegnava ai bambini ad avere fiducia in se stessi, a sviluppare la curiosità per i fatti del mondo e a rispettare cose e persone. Non dava delle risposte, ma forniva ai suoi alunni gli strumenti per trovare le soluzioni autonomamente.

Il maestro Manzi era anche contrario ad ogni forma di valutazione e si rifiutava di redigere le schede di valutazione. Al posto dei giudizi scriveva ‘fa quel che può e quel che non può non fa’, una radicale presa di posizione che lo portò per ben sette volte davanti alla commissione disciplinare del Ministero dell’Istruzione, ma a lui non importava, davanti a tutto metteva sempre il bene dei bambini. 

Rivoluzionario anche nella gestione delle sue classi, Manzi non usava né cattedra nè registri, sul terrazzo della scuola teneva gli animali e allestiva orti. Nelle sue classi non esistevano primo e ultimo banco, la classe era uno spazio libero dove i bambini dovevano imparare a convivere e collaborare.
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Anche in veste di conduttore della trasmissione Non è mai troppo tardi per insegnare a leggere e a scrivere a analfabeti di ogni età, Manzi usava una metodologia didattica innovativa e “multimediale”, usando una lavagna a grandi fogli e un carboncino dove tracciava schizzi e disegni, per questo si può considerare un precursore dell’e-learning odierno.
Il giorno dopo la fiction, le bacheche di Facebook dei miei amici di Pitigliano, Sovana e Sorano erano piene di commossi ricordi di Alberto Manzi, persone che avevano avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di vederlo in azione in una classe di scuola, ricordi che la fiction aveva fatto riaffiorare in superficie.
Anche Viola e Ambra, pur non avendolo mai conosciuto personalmente, sono rimaste profondamente colpite dalla figura del maestro Manzi, dal suo entusiasmo e dalla sua passione nell’insegnare che traspare nella fiction e nell’interpretazione di Claudio Santamaria, e per giorni non hanno parlato d’altro in casa.
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Hanno voluto provare a imitare una sua lezione di Non è mai troppo tardi, utilizzando al posto della lavagna a grandi fogli, la nostra porta-lavagna in cucina. Si sono anche documentate sulla sua vita a Pitigliano e mi hanno chiesto di andarne a visitare la tomba a Sorano.
E io naturalmente le ho accontentate. 
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Ora che abbiamo scoperto il maestro Manzi abbiamo intenzione di approfondire la conoscenza del Manzi scrittore per ragazzi, nei prossimi giorni andremo alla Biblioteca di Pitigliano a fare scorta dei suoi libri e li leggeremo come  lettura della buonanotte. 

Non è mai troppo tardi per conoscere un grande uomo.
Per finire ecco la lettera che Manzi scrisse nel 1976 ai suoi allievi di quinta elementare alla fine dell’anno scolastico:
“Abbiamo camminato insieme per cinque anni.

Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti .

Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore.

Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. E’ vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. E in fondo siamo stati felici.

Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni (anche quando borbottavamo) e per cinque anni ci siamo sentiti “sangue dello stesso sangue”. Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi.

Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: NON RINUNCIATE MAI, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, AD ESSERE VOI STESSI.
Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o “addomesticare” come vorrebbe

Ora le nostre strade si dividono. Io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra sempre identico e non lo è mai.

Voi proseguite e la vostra strada è ampia, immensa, luminosa. E’ vero che mi dispiace non essere con voi, brontolando, bestemmiando, imprecando; ma solo perché vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. D’altra parte voi non ne avete bisogno.

Siete capaci di camminare da soli e a testa alta, PERCHE’ NESSUNO DI VOI E’ INCAPACE DI FARLO. Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, SE VOI NON VOLETE.

Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello SEMPRE in funzione; con l’affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onestà, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo, e voi dovere ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza, e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa sempre riuscire ad amare, e… amore, amore.

Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio. Realizzate tutto ciò, ed io sarò sempre in voi, con voi. E ricordatevi: io rimango qui, al solito posto.

Ma se qualcuno, qualcosa, vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, e io di voi.
Ciao, Alberto Manzi”

Foto di Giancarlo Bucci

Perché fare un orto sinergico ?

Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci

SINERGIA: l’azione simultanea di elementi combinati, in cui le diverse componenti interagiscono per realizzare una singola funzione: il risultato è superiore alla somma degli elementi che lo compongono

Vi ho già parlato del mio desiderio di rivoluzionare il mio orto, trasformandolo da orto tradizionale ad orto sinergico. Ma non vi ho ancora spiegato il motivo della mia scelta, del perché, secondo me, vale la pena di cambiare e passare all’agricoltura sinergica.

L’’agricoltura sinergica, come vi ho già spiegato, è un metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato da  Emilia Hazelip, basandosi sugli insegnamenti dell’agricoltore e microbiologo giapponese Fukuoka , e sulla sua agricoltura naturale, un’agricoltura che mantiene il terreno selvaggio pur essendo coltivato.  L’agricoltura sinergica però, diversamente dal metodo del “Non Fare” di Fukuoka, richiede molta organizzazione del lavoro e un calcolo preciso delle azioni. Questo particolare metodo di coltivazione sfrutta la naturale sinergia esistente tra la terra ed i microrganismi che la abitano e la arricchiscono, tra i legumi e i batteri fissatori di azoto atmosferico o nell’associazione tra piante che si danno mutuo beneficio. Il suo scopo è proprio quello di protegge l’ecosistema del suolo permettendo alla terra di mantenere i suoi propri strati, senza agitarla né rivoltarla, e sfruttando le sue capacità di autofertilizzazione.

Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci

I quattro principi dell’agricoltura sinergica sono:

  1. Fertilizzazione continua del suolo tramite una copertura organica permanente: non si usa altro fertilizzante oltre a quello naturale ottenuto tramite una copertura organica permanente. In questo modo andiamo a ricreare ciò che accade in natura, se sollevate le foglie cadute in un bosco sotto di esse la terra è scura e ricca e piena di vita. Nell’orto ciò significa creare una densa concentrazione di piante, perenni e stagionali, di cui non si estirpano le radici e si lasciano le foglie dove cadono, e usare la pacciamatura, una copertura del terreno con la paglia o altri materiali biodegradabili.
  2. Assenza di aratura, o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo, il suolo si lavora da solo. Nessuna aratura, zappatura perché il suolo è già di suo, in natura, ricchissimo di organismi la cui attività, in seguito alle lavorazioni del suolo e quindi alla sua ossigenazione, viene alterata. Lavorando la terra noi interrompiamo la sinergia che esiste tra i vari organismi presenti nel terreno, proprio per questo motivo l’agricoltura tradizionale deve utilizzare fertilizzanti e concimi di sintesi, ma in questo modo s’innesca un meccanismo molto nocivo, le piante ne diventano dipendenti, il terreno si impoverisce e aumenta la possibilità di patogeni.
  3. Il suolo si area da solo, se noi evitiamo di provocarne il compattamento: i micro-ecosistemi presenti nel sottosuolo hanno bisogno di areazione e quindi non bisogna compattare il terreno calpestandolo, il suolo deve respirare. E’ per questo motivo che in agricoltura sinergica l’area di coltivazione, bancali alti circa 50 cm, è nettamente separata dai passaggi su cui si cammina e lavora.
  4. Coltivare più varietà, almeno tre specie differenti, in ogni aiuola. Le piante si aiutano tra di loro, perciò in ogni aiuola bisogna piantare almeno: una leguminosa, che fissa nel suolo l’azoto (principale nutrimento delle piante) presente nell’aria, una liliacea (aglio, cipolla, porro, etc..), che ha capacità anti-batteriche, e un ortaggio appartenente ad altre famiglia. Combinati in questo modo i vari ortaggi arricchiscono il suolo e creano biomassa, facendo comunque sempre fare attenzione alle corrette consociazioni. Non vanno poi dimenticati i fiori, che non rendono solo bello l’orto, ma hanno anch’essi funzione di protezione, ed erbe aromatiche, che, correttamente consociate, aumentano lo sviluppo e il sapori di alcuni ortaggi (pomodoro/basilico, per esempio).

L’agricoltura sinergica rappresenta dunque una grande rivoluzione rispetto ai metodi dell’agricoltura tradizionale in cui il terreno viene arato, zappato, vangato e fertilizzato.

Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci

Foto di Giancarlo Bucci

Foto di Giancarlo Bucci

Ecco quali sono secondo me i vantaggi di un orto sinergico e i motivi che mi hanno fatto decidere di realizzarlo:

- l’agricoltura sinergica è la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute.

-perché questo tipo di orto lavora con le dinamiche di fertilità naturali del suolo e non necessita dunque di alcun tipo di fertilizzante o compost: piantando  densamente un certo numero di piante e usando la pacciamatura per “imitare” lo strato di foglie e compost che si forma spontaneamente in natura, il suolo si comporterà proprio come si comporta il suolo naturale e incolto.

- un orto sinergico, in cui la terra non viene agitata e rivoltata, necessita di meno lavoro e di meno irrigazione.

- i prodotti ottenuti con questa pratica hanno una diversa qualità, un diverso sapore, una diversa energia e una maggiore resistenza agli agenti che portano malattie.

- coltivando in modo sinergico si restituisce alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende, promuovendo i meccanismi di autofertilità del suolo e facendo dell’agricoltura un’attività umana sostenibile.

Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci
Foto di Giancarlo Bucci

Queste sono solo le basi e i principi fondamentali dell’agricoltura sinergica, prossimamente vi parlerò più concretamente di come progettare e realizzare un orto sinergico.

Se intanto volete approfondire l’argomento trovate molte informazioni e materiale qui: Libera Scuola di Agricoltura Sinergica “Emilia Hazelip”.

Last but not least ringrazio Giancarlo Bucci per avermi permesso di pubblicare le bellissime foto della sua serra sinergica.

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Raramente

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Raramente scrivo su questo blog di cose su cui sono del tutto ignorante. Raramente vi ho chiesto di mettere mano al portafoglio, me ne darete atto. Il 28 febbraio però è una giornata dedicata alle malattie che colpiscono raramente e che per questo, spesso, non hanno ancora una cura.

Oggi voglio presentarvi Iñaki, il figlio della mia amica Janette. A giugno prossimo compie 4 anni. Abitano a Barcellona. Iñaki è uno dei rari bambini che soffre della sindrome di Sanfilippo. Entrambi, trovo, sono di una bellezza rara. Ma questo c’entra poco con quello che voglio raccontarvi oggi.

imageLa ricerca sta procedendo e c’è una terapia, la terapia genica, che sta dando risultati incoraggianti negli USA. I ricercatori sperano di poter iniziare a somministrare la terapia a bambini sotto i 5 anni alla fine di quest’anno. Pare che funzioni e che sia possibile, per bambini piccoli, far regredire i danni che…

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8MARZO2014EsteticaNaturale

8 Marzo 2014, festeggia con noi la Festa delle Donne

8MARZO2014EsteticaNaturale Quest’anno, insieme alla mia amica Antonella Errico, bio estetista nonché mia collaboratrice per la rubrica di Estetica Naturale,  abbiamo deciso di fare un regalo a tutte le donne in occasione della loro festa.

L’8 marzo, dalle 15.30 alle 18.00, qui all’Agriturismo Podere Argo ci sarà un incontro/dimostrazione gratuita durante la quale impareremo a prenderci cura della nostra bellezza in modo naturale.

Antonella ci insegnerà come riconoscere il nostro tipo di pelle con il metodo dell’aceto e ci mostrerà come preparare un’ottima maschera scrub per il viso fatta con il nostro miele, il nostro olio essenziale di lavanda e il nostro idrolato, per poi applicarla sulla pelle del viso e beneficiare di tutte le sue proprietà benefiche.

Sarà anche un’ottima occasione per incontrarci, conoscerci e passare del tempo insieme, festeggiando la nostra festa insieme e prendendoci cura di noi stesse.

Venite ?  Vi aspettiamo :-)

BigliettiricamatiSanValentinox3

PRATICATE GENTILEZZA A CASACCIO E ATTI DI BELLEZZA PRIVI DI SENSO, I PREMIATI

BigliettiricamatiSanValentinox3

La mia iniziativa volta a diffondere gentilezza a casaccio è terminata venerdì scorso. Avevo detto che avrei “premiato” cinque persone, sorteggiate nei commenti, con atti di gentilezza a casaccio.  Ma dato che le persone che hanno partecipato, ahimé, sono state inferiori a cinque, non è necessario il sorteggio.

I premiati sono quindi:

Viviana, Serena e Cecilia.

Se mi inviate i vostri indirizzi alla mia mail podereargo@gmail.com, sarò lieta di mandarvi un piccolo pensiero fatto con tutto il cuore.

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