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DIY Come moltiplicare la lavanda per talea

 

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A settembre la lavanda dovrebbe essere già tutta sfiorita e potata, ma in quest’anno pazzo, la nostra non ha ancora smesso di fiorire e di emettere nuove spighe.

Se come me amate questa pianta alla follia, e non ne avete mai abbastanza, questo è il periodo dell’anno in cui potete moltiplicarla per talea.

La moltiplicazione per talea è infatti il modo più efficace, ed anche molto facile, per moltiplicare la lavanda. Un’operazione deve essere fatta a fine estate, quando la fioritura è conclusa.

Per ottenere delle talee si prelevano delle piante dei rametti, della misura di cm 10 o 15, con almeno tre o cinque foglie. Il taglio delle talee deve essere netto, utilizzando un coltello o delle forbici ben affilate, così da evitare lo sfilacciamento del fusto al livello del taglio.

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Per facilitare poi il radicamento della talea si usa la polvere radicante, un ormone che favorisce l’emissione di nuove radici. La polvere radicante si può acquistare nei negozi di giardinaggio o negli empori agricoli, oppure si può autoprodurre utilizzando la corteccia del salice piangente, qui trovate la ricetta e tutte le spiegazioni per prepararla.

La talea va prima immersa, nel punto del taglio, nell’acqua e poi nella polvere radicante, poi va scossa per eliminare la polvere in eccesso.

A questo punto è pronta per essere interrata in piccoli vasetti; il substrato ideale per il radicamento della talea è un misto di torba e di sabbia grossolana.

Nei primi giorni, dopo l’interramento delle talee,  è consigliabile  coprire la futura piantina con un foglio di plastica trasparente, una sorta di cappuccio, facendo attenzione di tenere sempre il terreno umido.

Quando vedrete sulle vostre piccole talee comparire dei nuovi germogli avrete il segnale inequivocabile che la vostra pianta ha radicato.

Buone talee e buona fortuna :-)

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Quadri fioriti, e bentrovati !

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Bentrovati !

Eccomi di nuovo qui dopo una lunga assenza dovuta, ahimé, non ad una vacanza, ma ad un grosso carico di lavoro.

E’ stata un’estate intensa, piena e a tratti anche molto pesante, che però guardandomi alle spalle ha lasciato dietro di sé anche tante soddisfazioni.

Un’estate che avrei voluto raccontarvi passo passo, dopo la raccolta della lavanda, quella del miele e poi quella dei fagioli, mentre in contemporanea nell’agriturismo vi era uno scorrere continuo di ospiti che partivano e arrivavano, e poi l’orto sinergico da curare e tenere a  bada.

Un’estate imprevedibile, con un tempo capriccioso e ballerino, da prendere così alla giornata, senza potere fare dei veri programmi. Un’estate, per quanto riguarda le coltivazioni, completamente sfasata, in ritardo su tutto, con la lavanda che non smetteva di fiorire, i fagioli che non seccavano, le api che non smettevano di raccogliere miele.

Io però, in tutta questa grande confusione, qualche piccolo momento di gioco, di relax e di creatività me lo sono concesso.

Prima di iniziare a raccontarvi tutto ciò che ho raccolto in questa pazza estate  ho deciso di mostrarvi dei piccoli quadri fugaci e temporanei, chi mi segue su Instagram li ha già visti, che ho creato con quello che  avevo intorno: fiori, foglie, steli, semi.

Dei quadri che durano giusto il tempo di uno scatto, di una fotografia, per poi sparire trasportati dal vento.

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Un forte abbraccio e a presto :-)

 

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Plumcake al limone e lavanda, senza glutine

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Questa strana estate sta scorrendo più veloce del vento. Un’estate atipica, che ci ha costretto a restare dentro casa più del solito, dato che nel mese di luglio i giorni senza pioggia si contano sulle dita di una mano.

Un’estate scombussolata, con fioriture posticipate o prolungate, che hanno comportato di riflesso una totale sfasatura della produzione di miele da parte delle api.  Non avevo mai visto le api bottinare la lavanda ai primi di agosto.

Per consolarmi e calmare il mio nervosismo, perché per chi lavora la terra stare rinchiusi in casa in estate è davvero dura, sapendo tutto quello che ci sarebbe da fare fuori e vedendo le erbacce crescere ogni giorno di più senza potere fare nulla, ho provato alcune ricette con la lavanda che avevo in testa da tempo.

L’abbinamento limone + lavanda è uno dei miei preferiti, un sapore rinfrescante, il sapore che dovrebbe avere l’estate. Ho pensato allora di prendere una ricetta già collaudata con successo tantissime volte, il plumcake al limone di Isa senza glutine, e aggiungerci dei fiori di lavanda.

Ecco la ricetta del Plumcake al limone e lavanda senza glutine:

INGREDIENTI

- 4 uova

- 250 g farina di riso bio Vital Nature

- 250 g di zucchero di canna integrale bio

- 113 g di olio e.v.o.

- 50 ml di latte

- il succo e la scorza di un limone bio

- un cucchiaio di fiori di lavanda vera bio freschi

- 1 bustina di lievito per dolci  (presente nel Prontuario AIC o riportante la dicitura «senza glutine»)

PROCEDIMENTO

- Mettete i fiori di lavanda freschi nel latte e lasciate in infusione per un’ora.

- In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete la scorza di un limone grattugiata, l’olio, il succo del limone, la farina e la bustina di lievito. Aggiungete il latte con i fiori di lavanda e mischiate bene.

Versate l’impasto in uno stampo per plumcake e infornate nel forno preriscaldato a 170° per 45 minuti circa.

Fate raffreddare e cospargete con lo zucchero a velo (presente nel Prontuario AIC o riportante la dicitura «senza glutine»).

Plumcakelimonelavandax5Perfetto per una colazione estiva, o per una merenda rinfrescante, questo Plumcake si adatta ad ogni tipo di situazione.

Io l’ho portato a Gubbio, quando sono stata a trovare Viola e Ambra a casa dei miei genitori, ed è stato molto apprezzato. Anche da Viola e Ambra che solitamente non gradiscono molto i dolci alla lavanda ;-)

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Buona estate e Happy Gluten Free !

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Stuzzichini al caprino, timo e lavanda, senza glutine

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Da quando Silvia del blog Pane e Pomodoro me ne ha parlato in un commento ad un mio post, questi bastoncini al caprino, timo e lavanda, o come li ho rinominati io, stuzzichini, mi hanno stuzzicato subito e molto, scusate il gioco di parole.

Ormai l’avrete capito che sono pazza per la lavanda e che amo usarla in tutti i campi, soprattutto in cucina.

Ho così provato a farli lo scorso fine settimana, quando sono andata a trovare Viola e Ambra a  Gubbio, dove stanno trascorrendo qualche giorno con i nonni, le zie e i cugini.

Il risultato è stato molto apprezzato tra gli adulti, i bambini non hanno gradito; deve piacere la lavanda, perché il suo aroma è forte e deciso. L’unico inconveniente che ho riscontrato con la farina di riso, e che mi succede sempre anche nella preparazione dei biscotti senza glutine, è che è molto friabile e se non si fa attenzione gli stuzzichini si spezzano.

Ecco la ricetta degli stuzzichini al caprino, timo e lavanda, uguale a quella di Paneepomodoro, solo in versione senza glutine.

INGREDIENTI

  • 180 g di farina di riso bio
  • 1 tuorlo
  • 60 g di burro
  • 150 g di caprino fresco
  • 60 g di burro
  • 4 rametti di timo
  • 6 fiori di lavanda vera fresca
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

 PROCEDIMENTO

  • In una ciotola mettete i fiori di lavanda e il timo lavati e sgranati. Aggiungete il burro, il tuorlo, il caprino, il sale e il pepe e mescolate bene tutto.
  • Unite la farina e impastate fino ad ottenere una frolla liscia.
  • Mettete l’impasto in frigorifero a riposare per un paio di ore, coperto con della pellicola trasparente.
  • Stendete poi la frolla a 1 cm di spessore e tagliate dei bastoncini di circa 10-12 cm di lunghezza.
  • Disponete i bastoncini su una teglia con la carta da forno e cuoceteli nel forno preriscaldato a 180°C per circa 15 minuti.
  • Fate raffreddare su una griglia, muovendoli con delicatezza e facendo attenzione che non si spezzino.

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Noi li abbiamo mangiati a pranzo, come antipasto, accompagnati da formaggi e salumi vari.

Possono essere anche un’ottima idea anche per una festa o un aperitivo gluten free :-)

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Un’ottima annata

Unottimaannatax1La settimana è iniziata con la raccolta della lavanda, che abbiamo fatto lunedì, molto in ritardo rispetto all’anno scorso, perché a causa delle tante piogge, la lavanda non ha mai smesso di fiorire e di conseguenza di essere bottinata dalle nostre api.

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Un lavoro molto più lungo e faticoso rispetto all’anno scorso, dato che le nostre piante sono molto cresciute ci vuole molto più tempo per tagliare a mano, con il falcetto, le spighe di lavanda.

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Per fortuna poi il meteo è stato clemente e ci ha regalato un’intera giornata di sole, un’eccezione davvero in questo luglio così piovoso, che abbiamo sfruttato fino alle ultime ore della sera. Abbiamo finito  alle nove e mezza e poi stanchi e sfiniti, abbiamo messo le spighe in grandi sacchi di tela, pronte per essere caricate e portate a distillare.

La mattina seguente, con la macchina carica di enormi sacconi con circa 200 kg di lavanda, sono andata, nella stessa azienda agricola biologica dell’anno scorso, ma questa volta da sola, a distillarla.

Ero emozionata di rivivere e di assistere, ancora una volta, a tutte le fasi della distillazione e anche molto ansiosa di scoprire che resa avrebbe avuto quest’anno.

Come vi avevo già raccontato l’anno scorso la lavanda, dopo essere stata scaricata, è stata messa in un silos sottoterra, pressata, e poi con un montacarichi, trasportata dentro al grandissimo distillatore.

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Guardate quanto è aumentata la nostra lavanda, rispetto all’anno scorso.

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Unottimaannatax8 Il distillatore è stato chiuso ed è stata azionata la corrente di vapore che distilla ed estrae l’olio essenziale dalla lavanda.

A questo punto non c’è stato altro da fare che aspettare per vedere quanto avrebbe reso la nostra lavanda, vale a dire quanto olio essenziale avrebbe prodotto.

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Mentre vedevo scendere l’olio, raccolto con un misurino graduato dalla responsabile, non potevo credere ai miei occhi, non avevo neanche osato sognare in un raccolto così abbondante. Quest’anno siamo riusciti ad ottenere una quantità d’olio essenziale di lavanda di tre volte superiore a quella dell’anno scorso.

Due litri e ottocento di pura gioia, di amore, di passione e di soddisfazione nel vedere tutte le nostre fatiche, speranze, e sogni materializzarsi in un olio prezioso e profumato.

Sì, il 2014 è stata sicuramente un’ottima annata per la nostra lavanda :-)

 

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Torta di pan di spagna con crema di more selvatiche e lavanda

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Per la festa di compleanno di Ambra, ho preparato la solita torta di pan di spagna che poi di volta volta farcisco e ricopro in modo sempre diverso, a seconda delle richieste e dei gusti di Viola e Ambra.  Qualche volta ho usato la pasta di zucchero, altre la panna montata, altre la frutta, questa volta ho voluto provare, ispirata da questa torta di Pici e Castagne vista su Instagram, a rivestire la mia torta con una crema a base di mascarpone e sciroppo di more selvatiche. Al momento di decorarla, dato che ora la lavanda è tutta in fiore, mi è venuto naturale usarne i fiori insieme ad altri fiorellini gialli, e senza volerlo (o forse sì) la crema ne ha assorbito l’aroma, tanto che tutti quelli che l’hanno assaggiata mi hanno chiesto se la torta era alla lavanda.

E’ stata la prima volta, dopo tantissimi anni nemmeno riesco a calcolare quanti, che ho rifatto il pan di spagna con il glutine, Viola era via al campo scout e io ne ho approfittato per cucinare con il glutine. Che strana sensazione.

Ecco la ricetta della torta:

 INGREDIENTI

PAN DI SPAGNA (questa ricetta è ottima sia per la versione con glutine che senza glutine, sperimentata personalmente tantissime volte)

- 4 uova

- 160 g zucchero

- 180 g farina

- 1 bustina di lievito per dolci

FARCITURA

- Nutella

-Latte

CREMA

- 500 g Mascarpone

- sciroppo di more selvatiche

- zucchero a velo

PROCEDIMENTO

  • Separate i bianchi dai rossi delle uova. Montate a neve i rossi con lo zucchero e separatamente montate a neve i bianchi. Unite delicatamente e incorporate lentamente farina e il lievito.
  • Infornate nel forno preriscaldato a 180° per 15 min. Verificate la cottura con uno stuzzicadenti.
  • Tirate fuori dal forno, fate raffreddare, e togliete dalla teglia.
  • Aspettate che la torta si sia completamente raffreddata, poi tagliatela in due e bagnate le due metà con del latte.
  • Farcite la torta con la nutella e richiudetela.
  • Preparate lo sciroppo di more selvatiche facendo sciogliere in un pentolino lo zucchero con le more (io ho usato le more che avevo raccolto e surgelato). Cuocete a fuoco basso fino a quando lo zucchero non si è sciolto completamente. Fate raffreddare.
  • Aggiungete lo sciroppo ottenuto al mascarpone e allo zucchero a velo. Mescolate beneTortaAmbrax7
  • Spalmate delicatamente la crema sulla torta.TortaAmbrax5
  • Decorate la torta  con i fiori di lavanda e altri fiori a piacere.

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Buon appetito !!

 

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La lavanda e altre meraviglie

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Il mese di luglio per me è diventato ormai sinonimo di lavanda, di bellezza e di felicità. Perché è in questo mese che la lavanda sfoggia il suo vestito più bello, tinto di viola sgargiante e profumato.

DSC_6575La fioritura della lavanda è una delizia per gli occhi che però dura solo qualche settimana, prima della falciatura per distillarla ed estrarne il prezioso olio essenziale. Per riuscire a cogliere e fermare l’attimo fuggente quest’anno ho voluto immortalare la fioritura con un servizio fotografico del mio amico fotografo Antonio Totaro.

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Meraviglie tra la meraviglie, insieme alla lavanda ho fatto fotografare anche i miei due gioielli, le mie bimbe, che ormai tanto bimbe più non sono, proprio come la lavanda anche loro stanno crescendo a vista d’occhio.

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Non potevano mancare neanche loro, le nostre infaticabili api, che in questi giorni stanno lavorando a ritmi frenetici per bottinare i fiori di lavanda. Questi scatti sono tutti per loro.

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Tutte le foto di questo post sono di Antonio Totato

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Come fare una tenda con l’hoola-hop

 

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Nella mia pinboard di Pinterest di cose da fare in estate c’era questa tenda per bambini, trovata sul web, da fare in pochi minuti con un semplice hula hoop, per creare un angolo riservato a Viola e Ambra, in giardino, dove poter leggere, giocare o semplicemente oziare.

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In occasione della festa di compleanno di Ambra sono riuscita finalmente e a realizzarla, in pochissimo tempo e a costo quasi zero, ho infatti  usato del  tessuto riciclato, un avanzo di una tenda dell’Ikea e pezzi di altre vecchie tende, l’unica cosa che ho comprato è l’hula hoop, pagato meno di € 3, in un negozio cinese.

Ecco come realizzarla:

MATERIALE

  • Hula hoop
  • tessuti vecchi e riciclati (io ho scelto di farla a doppio velo, ma voi potreste anche usare del tessuto più robusto, per esempio un lenzuolo vecchio)
  • forbici
  • ago e filo
  • corda

PROCEDIMENTO

  • Stabilite che altezza deve avere la vostra tenda e prendete la misura della circonferenza del vostro hula hoop.
  • Aggiustate le misure della vostra stoffa in modo tale che giri attorno a quasi tutta la sua circonferenza dell’hula hoop. Calcolando che dovete lasciare un’apertura, più o meno grande, per entrare dentro la tenda.
  • Io ho creato una tenda a doppio velo, perché la stoffa con le farfalle era molto leggera e completamente trasparente. Voi potete anche usare una sola stoffa più pesante.

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  • Cucite con ago e filo un’estremità della vostra stoffa attorno all’hula hoop, lasciando un po’ di spazio tra i due, in modo che la tenda possa scorrere bene.
  • Cucite anche il secondo velo, sempre attorno alla circonferenza dell’hula hoop e sopra il primo.
  • Ora che la vostra tenda è pronta, è arrivato il momento di appenderla. La potete appendere sia in casa che all’esterno, in giardino. Io l’ho appesa ad un ramo di una delle nostre grandi querce.
  • Forate con le forbici la stoffa nei tre punti cardinali, il quarto è quello dove c’è l’apertura della vostra tenda.  Tagliate quattro pezzi di corda uguali e legateli attorno all’hula hoop fermandoli con un doppio nodo.
  • Annodate insieme i quattro capi delle corde, prendete un altro pezzo di corda abbastanza lungo e fatelo passare intorno al ramo dell’albero e dentro alle corde e annodatela bene, con un doppio nodo.

Ecco pronta in pochi minuti la vostra tenda fai da te; ci vuole davvero più tempo a spiegare come realizzarla che a farla.

 

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Potete arredare la vostra tenda come volete, mettendo per terra una coperta, un telo, dei cuscini. Io per la festa di Ambra avevo messo un bancale con dei grandi cuscini colorati, peccato che anche questa volta c’era talmente tanto vento che più che una tenda la nostra sembra una vela di una barca, pronta per salpare per mari tempestosi.
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Sciroppo di Lavanda

SciroppoLavanda1 Stento a credere che dall’inizio di quest’anno io non sia riuscita a dedicare un solo post alla nostra lavanda. Le tante novità, l’introduzione dell’agricoltura sinergica, iniziare a coltivare in un modo completamente diverso e nuovo, la nascita dell’orto sinergico, mi hanno impedito di farvi vedere quanto la lavanda sia cresciuta e quanto sia diventata bella.

Non vi ho neanche raccontato di quanto sia stato difficile e faticoso, in un anno così piovoso, riuscire a tenerla pulita e libera dalle erbacce che crescono sempre e comunque, imperterrite. LavandaLuglio2014xx Ve la mostro ora, nel momento del suo massimo splendore, tutta fiorita e frequentata assiduamente dalle nostre api. Solo quando loro l’abbandoneranno, la taglieremo e la distilleremo.

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La nostra è la lavanda officinale, detta anche lavanda vera, che ha un colore meno forte e intenso rispetto alla varietà ibrida di lavanda, detta lavandino, che di solito si trova nei giardini, ma che produce un olio essenziale molto più pregiato rispetto a quest’ultimo.

Ogni mattina, esco fuori casa a godermi questo meraviglioso spettacolo, e ringrazio la natura per una così grande bellezza, che ogni volta mi coglie impreparata e che mi sorprende e meraviglia.

Tanta abbondanza di fiori mi spinge sempre a sperimentare nuove cose, a provare nuove ricette che hanno come protagonista lei, la lavanda.

Dopo i cupcakes, i frollini, il pane, e la bevanda rinfrescante quest’anno ho voluto provare lo sciroppo alla lavanda. La ricetta l’ho presa da qui, ho solo sostituito lo zucchero con lo zucchero di canna integrale, ecco perché il mio sciroppo è venuto così scuro, e i fiori di lavanda officinale freschi al posto di quelli secchi.

Ecco la ricetta:

INGREDIENTI

per circa 800 ml di sciroppo

  • 500 g di zucchero di canna integrale bio
  • 600 g di acqua
  • 4 cucchiai colmi di lavanda officinale bio
  • 1 cucchiaio di miele di acacia

 PROCEDIMENTO

  • In una pentola di acciaio mettete lo zucchero, il miele e l’acqua e portate ad ebollizione.
  • Fate sobollire per un quarto d’ora.
  • Aggiungete i fiori freschi di lavanda e coprite con un coperchio per evitare di perdere gli oli essenziali molto volatili che donano l’inconfondibile profumo alla lavanda.
  • Continuate la cottura per altri 15 minuti.
  • Spegnete il fuoco e lasciate riposare per circa mezz’ora, sempre con il coperchio.
  • Filtrate e travasate lo sciroppo nelle bottiglie.
  • Conservate lo sciroppo in frigorifero per non più di sei mesi.

Il vostro sciroppo alla lavanda lo potete usare in molti modi diversi:

  • diluito in acqua per ottenere una bevanda rinfrescante e dissetante.
  • sempre diluito con l’acqua per dei ghiaccioli speciali.
  • per addolcire tisane, té, limonate, fredde o calde.
  • per aromatizzare gelati, creme e panne cotte.
  • sempre diluito in acqua per bagnare le torte.

Continuate a seguirmi per altre ricette sfiziose a base di lavanda ;-)

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Buffet sano e goloso per la festa di compleanno di Ambra

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Dopo quattro lunghi mesi di attesa, ieri Ambra ha finalmente festeggiato i suoi 9 anni, con una festa in giardino qui al Podere Argo.

Il 19 di aprile, giorno del suo compleanno, quest’anno cadeva proprio  a ridosso di Pasqua, un periodo per me molto impegnativo. Abbiamo deciso quindi  di spostare i festeggiamenti in estate, non che io sia meno impegnata, anzi, ma almeno la festa può essere fatta all’aperto, in giardino.

Ambra mi ha aiutato nell’organizzazione della festa e nella preparazione del menu; insieme abbiamo deciso che avremmo preparato solo cibi sani e golosi, a base di verdura e frutta di stagione, e  che avremmo bandito dalla nostra tavola patatine, salatini e bibite gassate.

Ecco che cosa abbiamo preparato:

SPIEDINI DI VERDURE

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Questi spiedini sono un’idea di Ambra, li aveva visti forse in qualche buffet, e che lei stessa si è divertita a comporre da sola, io le ho fornito solo la materia prima.

INGREDIENTI

  • stecchini di legno da spiedini
  • mozzarelline
  • olive nere snocciolate
  • basilico
  • pomodorini
  • cetrioli

PROCEDIMENTO

Facili e veloci da preparare, anche insieme ai bambini. Lavate le verdure e tagliate a cubetti il cetriolo. Infilzate sul vostro stecchino le verdure e la mozzarella a piacere, creando anche dei giochi di colori divertenti. Aggiungete una foglia di basilico per aromatizzare e il vostro spiedino è pronto.

Io dato il poco tempo li ho presentati in un bicchiere, un’altra idea carina è quella di fissare gli spiedini su di una patata, o del pane che potete decorare o foderare con carta stagnola o colorata.

Potete anche preparare degli spiedini di frutta con banane, uva, ananas, pesche, albicocche. O la frutta di stagione che più amate.

 TRAMEZZINI con stracchino, verdure e tonno e olive

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Un altro piatto da preparare con i vostri bimbi. Ambra si è divertita tantissimo a farcirli e infilzarli.

INGREDIENTI

  • pane per tramezzini
  • stracchino
  • pomodori freschi
  • cetrioli freschi
  • tonno in scatola
  • stuzzicadenti
  • olive snocciolate verdi e nere

PROCEDIMENTO

Tagliate il pane nella forma che desiderate, spalmate lo stracchino sulle fette di pane e farcite a piacere con pomodori e cetrioli affettati e tonno. Fermate il tramezzino con uno stuzzicadente e un’oliva snocciolata.

BRUSCHETTA

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Un piatto classico dell’estate qui in Maremma, alla nostra festa non poteva certo mancare.

INGREDIENTI

  • pane
  • pomodoro
  • olio e.v.o
  • basilico
  • sale

PROCEDIMENTO

Tagliate a piccoli dadini i pomodori, condite con olio, sale e qualche foglia di basilico e riponete in frigo. Al momento di servire affettate il pane e versate sopra ogni fetta i pomodori conditi.

MACEDONIA DI ANGURIA

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Per rendere più invitante e divertente la nostra macedonia di anguria abbiamo deciso di usare come contenitore le due metà svuotate dell’anguria.

INGREDIENTI

  • baby anguria
  • albicocche
  • pesche
  • banane
  • zucchero

PROCEDIMENTO

Tagliate a metà la baby anguria (un’anguria più piccola delle classiche angurie), con un cucchiaio svuotate completamente le due metà, conservando il succo che otterrete in un bicchiere. Tagliate la polpa dell’anguria a piccoli cubetti, fate lo stesso con le pesche, le albicocche e le banane. Mescolate bene e mettete la frutta nelle due mezze angurie, versate il succo che avete conservato sopra alla frutta e se volete aggiungete dello zucchero. Tenete la macedonia in fresco nel frigo fino al momento di servire.

 MACEDONIA con semi di lino e semi di chia

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Avevamo ancora molta frutta a disposizione e quindi abbiamo deciso di preparare un’altra macedonia ancora più colorata e golosa, con l’aggiunta di qualche ingrediente magico.

INGREDIENTI

  • Pesche
  • Albicocche
  • Fragole
  • Banane
  • Ananas
  • foglie di menta
  • semi di lino
  • semi di chia

PROCEDIMENTO

Lavate bene la frutta e tagliatela a cubetti. Aggiungete qualche foglia di menta fresca spezzettata, poco zucchero, i semi di lino e i semi di chia.

GELATO

Non ci può essere estate senza gelato, e quindi in una festa estiva si deve mangiare il gelato. Volevo provare a prepararlo in casa, usando questa ricetta che ho trovato su BabyGreen, ma per mancanza di tempo ho dovuto optare per il gelato confezionato in vaschette, ai gusti preferiti di Ambra.

BIBITE

Come avevamo detto sulla nostra tavola nessuna bibita gassata ma  solo succhi di frutta non zuccherati e un té verde freddo aromatizzato alla lavanda e alla frutta, ispirato a questa ricetta di Jamie Oliver.  L’ho preparato anche per non sprecare e riciclare gli avanzi di frutta della macedonia. Ho fatto il té verde, ho aggiunto lo zucchero di canna,  un fiore di lavanda, pezzi di pesca, fragole, more e menta fresca. Ho lasciato tutto in infusione fino a quando il té si è raffreddato e poi l’ho filtrato e l’ho messo in frigorifero. L’ho servito con del ghiaccio. Una bevanda buonissima, molto rinfrescante e dissetante, che rifarò sicuramente.

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Fino a qui tutto cibo sano, a base di verdura e frutta, ma arrivati alla torta di compleanno abbiamo fatto un’eccezione.  Qui mi sono sbizzarrita con tutte le leccornie che piacciono tanto ai bambini, e ai grandi. Prossimamente sul blog la ricetta.

Stay tuned ;-)

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Insalata di farro fredda con zucchine, mais, tonno e curcuma

 

InsalatafarroxxxE’ iniziata la stagione delle zucchine, e come ogni bravo ortolano sa, quando iniziano a maturare loro non la smettono più.  Il risultato è che io, per non sprecare tanta abbondanza, ogni giorno mi trovo a dovere inventare nuovi modi per cucinarle, così da non stancare le bimbe.

Qualche giorno fa, per pranzo, ho provato a proporre ad Ambra, invece della solita pasta, questa insalata di farro con zucchine, curcuma, tonno e mais, un piatto fresco, leggero e veloce da preparare, fatto con ingredienti sani e nutrienti.

Il farro è un cereale ricco di vitamine e di sali minerali, ma povero di grassi, che io amo molto, ma che a casa nostra non è quasi mai usato, perché contiene glutine e quindi Viola, che è celiaca, non lo può mangiare.

Ma ora che Viola è partita per un campo scout, io ne approfitto per preparare ad Ambra, cibi che di solito non mangiamo.

Il binomio zucchine + curcuma a casa nostra è invece un must, a parte il fatto che io la curcuma la metto dappertutto, secondo me questa spezia rende una verdura come la zucchina, dal gusto un po’ anonimo,  più saporita e appetitosa, oltre a colorarla di un meraviglioso e caldo tono di giallo.

Quando ho messo l’insalata in tavola, Ambra che ha mangiato il farro pochissime volte, all’inizio era molto titubante, poi dopo che l’ha assaggiata ne è rimasta talmente conquistata, che l’ha voluta mangiare per due giorni di fila, un vero miracolo !

Ecco la semplice ricetta:

INGREDIENTI

- 300 gr. di farro perlato bio

- olio extra vergine d’oliva

- 2 zucchine medie

- 1 spicchio d’aglio

- 1 cucchiaino di curcuma

- tonno in scatola

-mais in scatola

- sale q.b.

-foglie di menta fresca

PROCEDIMENTO

-Lavate bene le zucchine e tagliatele a rondelle sottili.

- In una padella fate rosolare uno spicchio d’aglio con poca acqua e olio extra vergine di oliva, aggiungete le zucchine e la curcuma.

- Quando le zucchine sono cotte, a me piacciono croccanti, spegnete il fuoco e fatele raffreddare.

- Nel frattempo in una pentola portate a bollore l’acqua, salate e mettete a cuocere il farro. Quando è cotto scolate e fate raffreddare.

- Condite il farro con dell’olio extra vergine d’oliva, le zucchine, il mais e il tonno.

- Guarnite il vostro piatto con delle foglie di menta fresca.

- Mettete in frigorifero e consumate la vostra insalata fredda.

E’ un piatto semplice che si presta a tantissime varianti, potreste per esempio aggiungerci o sostituire alcuni ingredienti, con i pomodorini, le olive, la mozzarella, ecc.

Noi domenica scorsa abbiamo gustato la nostra insalata di farro sotto la nuova pergola, in mezzo a un campo di lavanda fiorita.

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Buon appetito !!

Semidichiax

Semi di chia, una bella e buona scoperta

SemidichiaxNella nostra dispensa i semi non mancano mai, primi fra tutti i semi di finocchio, di cui vi ho già parlato qui, ma anche i semi di lino, i semi di zucca, di girasole, con cui condiamo le nostre insalate e pietanze varie. I semi di chia, invece, non sapevo neanche esistessero, fino a qualche settimana fa, quando li ho scoperti ed acquistati nel negozio di prodotti biologici da cui solitamente mi rifornisco.

Ho seguito il consiglio del proprietario del negozio che mi ha detto di provarli, date le loro tante benefiche virtù ed anche perché privi di glutine. Appena tornata a casa li ho assaggiati, ne ho messo un cucchiaino sulla pasta al pesto di rucola, e mi sono subito piaciuti tantissimo, anche alle bimbe non sono dispiaciuti.

Dopo mi sono messa alla ricerca di informazioni, tra i miei amici e su internet su questi semi piccolissimi e scuri, con un nome così strano.

I semi di chia sono ricavati da una pianta floreale originaria del Guatemale e del Messico centrale, la Salvia hispanica, le cui  straordinarie proprietà nutrizionali erano già note ai Maya e agli Aztechi. La “chia”, che in lingua maya significa forza, era infatti considerata un seme magico.

Proprio per la sua valenza magica presso queste popolazioni, al loro arrivo nel XVI sec. i Conquistadores proibirono il consumo e la coltivazione della chia, che venne sostituita da frumento e orzo. Da allora i semi di questa pianta sparirono, ad eccezione di qualche coltivazione clandestina sulle alture del Messico. Il seme venne invece importato in Spagna, dove iniziò ad essere coltivato.

La riscoperta dei semi di Chia in epoca moderna, è avvenuta solo recentemente, nel 1991, grazie ad un programma di sviluppo avviato nell’Argentina del Nord, Colombia e Perù, il cui obiettivo era quello di migliorare la salute umana, introducendo questi semi nelle diete per le loro eccellenti sostanze e proprieta’ nutrizionali.

Tantissime sono infatti le sostanze benefiche contenute da questi piccolissimi semi, di un colore che va dal grigio scuro, al marrone fino ad arrivare al nero e ammessi sul mercato europeo come ingrediente alimentare solo dal 2009.

  • Alto contenuto di calcio, che lo rende una delle fonti vegetali  principali di tale minerale, insieme ai semi di sesamo.
  • Acidi grassi essenziali omega3 , 100 grammi di semi di chia presentano circa 20 grammi di omega3, una proprietà che li rende la fonte vegetale più ricca di questi acidi grassi essenziali.
  • Altissimo apporto di vitamina C, ferro e potassio.
  • Presenza di selenio, zinco e magnesio, oltre che di vitamina A, E e B6.
  • Ricchi di aminoacidi necessari per la formazione delle proteine da parte dell’organismo.
  • Molto ricchi di carboidrati i semi di chia non contengono glutine e sono a basso indice glicemico, sono quindi molto indicati per le persone celiache, per i diabetici.

Oltre ad avere tante proprietà benefiche, questi semi sono anche gradevoli per il palato e sono adatti ad accompagnare ogni tipo di cibo: dolce o salato. Sono molto indicati la mattina a colazione, per dare una bella carica di energia, nello yogurt, nel muesli, nei cereali, durante i pasti o per merenda sono ottimi per guarnire un’insalata, i frullati , la frutta, per decorare una torta o i biscotti, nell’impasto del pane. A me personalmente piacciono anche da soli.

Ma non finisce qua, i semi di chia considerati non a caso magici dalle popolazioni pre-colombiane, messi in ammollo nell’acqua hanno uno straordinario potere di assorbirla trasformandosi in una sorta di gel, che oltre ad avere effetti molto benefici per l’intestino, per la sua consistenza può fare da sostituto alle uova nella preparazione dei dolci.

Io ho voluto subito metterli alla prova, li ho messi in ammollo  nell’acqua e ho usato la gelatina liquida che si è formata per  sostituire un uovo che mi mancava, nella preparazione di una torta, ed hanno funzionato. L’impasto della torta è venuto morbido e soffice come sempre. La mia prossima prova sarà quella di utilizzarli nell’impasto del pane.

Voi conoscete i semi di chia ? Li usate ? Sapete consigliarmi altri modi per utilizzarli ?

 

 

 

 

 

 

 

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Pesto di ciuffi di carote

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Il nostro orto sinergico ci sta regalando delle verdure di dimensioni talmente grandi, che se non fossi io stessa a coltivarle, penserei quasi fossero transgeniche.

Abbiamo iniziato a cavare (come si dice qui in Maremma), tirare fuori, le carote che avevamo seminato durante le giornate del corso, e sono usciti degli esseri con delle forme talmente strane da sembrare quasi animate, degne di un quadro dell’Arcimboldo !! Carote con una circonferenza tale che le abbiamo affettate su un tagliere come fossero salamini e le abbiamo mangiate a fette, per merenda.

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Non solo le carote sono enormi, anche i ciuffi sono foltissimi, molto di più di quelli che normalmente si trovano sul banco dei fruttivendoli.

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Un vero peccato buttarli via, perché i ciuffi di carote sono commestibili, lo sapevate ? Hanno un sapore molto gradevole e delle proprietà nutrizionali, vitamine e minerali, che non hanno niente da invidiare alle signore carote.

Siccome in estate amo condire la pasta con dei sughi crudi, ho deciso di trasformare i miei ciuffi di carote in un pesto fresco e appetitoso, da preparare in abbondanza e surgelare per avere un sugo sempre pronto all’occorrenza.

Ho letto qua e là sul web alcune ricette di pesto, poi però ho fatto la mia personale versione, con ingredienti che amo in modo particolare, e che in estate mi rinfrescano.

INGREDIENTI

  • 70 gr ciuffi di carota
  • buccia di un limone bio grattugiata
  • 50 g pinoli
  • zenzero fresco q.b.
  • sale q.b.
  • olio extra vergine d’oliva

PROCEDIMENTO

  • Tagliate i ciuffi di carote e lavateli molto bene.
  • Metteteli nel mixer con l’olio e.v.o., i pinoli, la buccia del limone grattugiata e lo zenzero. Tritate finemente, assaggiate e salate.
  • Al momento di condire la pasta, allungate il pesto con un po’ di acqua di cottura e se volete ottenere un sapore più forte, aggiungete del parmigiano grattugiato.

I ciuffi delle carote possono essere usati anche per arricchire un’insalata, nelle frittate o per preparare un buon risotto.

Buon Appetito :-)

 

Un giorno speciale

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Due giorni fa il nostro caro vicino M. è ritornato, per un giorno, al Podere Argo, dopo sei lunghi mesi di assenza.

Siamo andate a prenderlo alla casa di riposo dove ora risiede, perché come vi ho già detto a causa di una brutta caduta e di un’operazione alla testa, non è più in grado di vivere da solo.

Mentre ci avvicinavamo a casa, M. con gli occhi lucidi, mi ha detto che temeva che non sarebbe più riuscito a vedere il Podere Argo, e che gli sarebbe dispiaciuto tantissimo.

Per fortuna non è stato così, abbiamo avuto in regalo un’altra meravigliosa giornata da trascorrere insieme, e poterne gustare ogni minuto, ogni istante, consapevoli che tutto ciò non sarebbe durato tanto.

Abbiamo pranzato insieme, e dopo abbiamo mangiato la torta che Viola aveva preparato specialmente per il ritorno di M., la sera prima. Gli abbiamo fatto vedere tutte le novità di quest’anno: l’orto sinergico, i fagioli seminati, la lavanda raddoppiata, e molto ancora.

Poi siamo partiti per una passeggiata tutti insieme, come una volta, nella campagna di M., una terra che lui conosce palmo a palmo, e ad ogni passo, ogni erba o albero che incontravamo ci riportavano alla mente un episodio o evento particolare vissuto insieme. Quanti bellissimo ricordi, che ci appartengono e che niente e nessuno mai potrà toglierci.

Una giornata lenta, molto diversa dalle mie solite giornate frenetiche, tra api, fagioli, orto sinergico, ospiti dell’agriturismo e bambine, fatta solo di piccole cose semplici, di chiacchere, di silenzi, di sguardi e di sorrisi.

Una giornata che resterà nel nostro cuore per sempre.

 

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Biscotti al cioccolato di Irene, senza glutine

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Da qualche settimana ho iniziato a vendere le verdure del mio orto sinergico, preparo le cassette su ordinazione dei clienti e le consegno direttamente a casa. Un nuovo mestiere tutto da imparare, quello dell’ortolana.

Quando arrivo a casa dei clienti, con la mia cassetta carica di verdure appena raccolte, frutto di tanto lavoro, di sacrifici, di testardaggine e di un sogno diventato realtà, provo tanta gioia e tanta soddisfazione. Oltre al piacere di raccogliere i frutti della mia passione per l’orto, mi piace il contatto diretto che ho con i clienti, ed il fatto di portargli direttamente a casa le mie verdure.

Una delle mie prime clienti è stata la mia cara amica Irene, conosciuta qui nella rete, e poi di persona, e questi biscotti li ho assaggiati una mattina presto, proprio in occasione di una consegna di verdura a domicilio, accompagnati da un tè e una piacevole chiaccherata.

Ed è stato amore subito, fin dal primo morso, perché molto cioccolatosi e poco dolci, proprio come piacciono a me. Ho detto subito a Irene che avrei provato a farli con la farina di riso, senza glutine, per farli assaggiare in casa mia.

Detto fatto, li ho provati, ed hanno avuto talmente tanto successo che per riuscire a fotografarli ne ho dovuto nascondere qualcuno in un luogo segreto, altrimenti si sarebbero volatilizzati tutti, all’istante.

Ho seguito per filo e per segno la ricetta e le indicazioni di Irene, ho solo sostituito la farina 00 con la farina di riso, e ho sostituito lo zucchero con quello di canna.

Ecco la mia versione senza glutine dei biscotti al cioccolato di Irene.

INGREDIENTI

  • 115 gr di cioccolato extra fondente
  • 120 gr. di farina di riso bio
  • 90 gr. di zucchero di canna
  • 45 gr. di cacao amaro
  • 40 gr. di burro ammorbidito
  • 2 uova
  • 1 tuorlo
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci consentito

PROCEDIMENTO

  • Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente e fatelo raffreddare.
  • Sbattete con le fruste elettriche il burro e lo zucchero. Aggiungete le uova e il tuorlo e continuate a sbattere.
  • Unite il cioccolato fuso raffreddato e mescolate con una spatola.
  • Aggiungete gradualmente la farina, il cacao amaro e il lievito, che avrete setacciato, e mescolate fino a quando otterrete un impasto omogeneo.
  • Versate il composto su un foglio di pellicola e arrotolatelo come fosse un salame, fermandolo alle due estremità.
  • Mettete il “salame” in frigo per almeno 1h e 1/2.
  • Tirate fuori il salame e affettatelo. Disponete le fette su di una teglia rivestita di carta forno. Otterrete dei biscotti come vedete qui in basso nella foto.

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  • Cuocete in forno statico per 10 minuti a 180°.
  • Fate raffreddare i biscotti su di una gratella; ed ecco pronti i vostri biscotti al cioccolat.

La ricetta di Irene prevede anche lo zucchero a velo, da spolverizzare sui biscotti a fine cottura, io ho preferito non metterlo per gustare il sapore intenso del cioccolato amaro.

Happy Gluten Free :-)

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La sciamatura: cos’è, come avviene e come si cattura uno sciame

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Maggio è il periodo in cui qui da noi le api sciamano, cioè abbandonano la loro arnia per andare a cercare un altro luogo dove vivere e moltiplicarsi. E’ un periodo molto impegnativo, fatto di continue chiamate di vicini o gente di zona che ha avvistato uno sciame e che mi chiede di recuperarlo, in qualsiasi ora o momento della giornata. Ma oltre ad essere impegnativo, è anche il momento più divertente del mio lavoro di apicoltrice. Negli anni mi è capitato di andare dovunque: sopra ad alberi, tra i tralci di una vigna, dentro a bagni e giardini di perfetti sconosciuti, appesa ad una persiana di una villa disabitata, per recuperare uno sciame fuggitivo. E ogni volta è una nuova sfida, una scommessa: riuscirò a convincere l’enorme grappolo di api ad entrare nella mia cassetta ?

La sciamatura è sicuramente il più spettacolare e noto fenomeno che riguarda il mondo delle api, ma perché le api sciamano ? E perché abbandonano la loro casetta per andarsene a vagabondare in giro e soprattutto a molestare le case, i giardini e le persone ?

In questo post cercherò di spiegarvelo.

Cos’è la sciamatura

La sciamatura è un fenomeno che fa parte del ciclo vitale annuo dell’alveare, essa avviene in primavera, quando tutti gli organismi viventi, piante e animali, sentono lo stimolo di riprodursi e di procreare e quando la fonte di cibo, i fiori, sono al loro apice.

Il superorganismo dell’alveare, al massimo del suo sviluppo, ha infatti come suo mezzo di riproduzione la sciamatura, ossia la divisione della colonia di api in una, lo sciame primario, o più famiglie.

Lo sciame che lascia l’alveare e inizia la sua nuova vita autonoma è composto da un gruppo più o meno grande di api operaie, con una piccola quantità di fuchi, e naturalmente l’ape regina. Le api che compongono questo sciame, di 12-18 giorni d’età, hanno le ghiandole della cera funzionanti e possono quindi costruire i favi della nuova casa.

Nello sciame primario, il primo nucleo che si stacca dall’alveare, vi è  la regina del ceppo d’origine, che abbandona l’alveare insieme alla maggioranza delle api giovani della famiglia, cinque o sei giorni prima che nasca la nuova regina, allevata dalle api operaie.

Come avviene la sciamatura

L’alveare si prepara alla sciamatura con un certo anticipo, le api operaie nei giorni che la precedono rallentano la loro attività di raccolta sui fiori, molte fra loro sostano nervosamente sul pradellino d’ingresso, altre si riuniscono in un grappolo, chiamato “barba”, davanti all’alveare. Sono invece le api esploratrici che in questa fase entrano in azione,  e che iniziano la ricerca di un luogo dove potersi trasferire con il nuovo sciame.  In questi giorni di febbrile e grande eccitazione nell’alveare, detta febbre della sciamatura,  il linguaggio della danza delle api viene utilizzato per comunicare da ape ad ape il luogo dove si trova la nuova dimora.

E’ arrivato finalmente il fatidico giorno, nelle ore più calde di una giornata di sole, una moltitudine di api bottinatrici esce dall’alveare in modo frenetico e caotico e si leva in volo formando una nuvola d’api che si sposta più o meno velocemente verso il luogo prescelto per posarsi. Riuscire ad assistere con i propri occhi a questo spettacolo della natura è una vera fortuna, io l’ho avuta già un po’ di volte.

Mi ricordo molto bene la prima, qualche anno fa, Viola e Ambra erano piccole, era un sabato mattina e insieme a delle loro amiche, eravamo nel campo di fagioli seminati, loro con un secchiello in mano pieno di fagioli, si divertivano a seminare un solco rimasto vuoto. Eravamo proprio al centro del campo quando all’improvviso abbiamo sentito un ronzio fortissimo avvicinarsi, proprio sopra le nostre teste, che aumentava spaventosamente d’intensità ad ogni istante, ma noi eravamo troppo prese dal nostro lavoro. Ad un certo punto Viola ridendo mi dice: “Mamma hai tantissime api sulla testa”, alzo gli occhi e vedo una gigantesca nuvola di api che stava transitando proprio sopra di noi, le mie api, i cui alveari erano a breve distanza, stavano sciamando. Tantissimo stupore e anche un po’ di paura, soprattutto per le bambine, ma come già sapevo, le api che sciamano sono molto docili ed è difficilissimo che pungano.  Subito contagiate anche noi dalla febbre della sciamatura, siamo subito partite all’impazzata, in una corsa frenetica, nella disperata speranza di riuscire a raggiungerle e  vedere dove andavano a posarsi. Mentre correvo ripensavo ai tanti racconti dei miei anziani vicini, di come da piccoli quando vedevano passare uno sciame si armavano di campanacci e di sonagli, per via della credenza che quello scampanellio potesse fermare lo sciame.

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Quei piccoli puntini che vedete sono tutte api di uno sciame in volo.

Qualche domenica fa, mentre stavamo lavorando nel campo di lavanda, ho avuto la fortuna di rivivere il momento del passaggio di uno sciame, l’ho potuto osservare bene in tutte le sue fasi, vedere quella nuvola disordinata trasformarsi, a poco poco, in un nitido grappolo vivo, e sentirne il forte rumore, inconfondibile. Questa volta poi non l’ho dovuto neppure rincorrere perché, per mia fortuna, si è andato a posare su un ramo di una pianta nel mio campo.

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Nella foto qui sopra vedete lo sciame ricostituito e formato, composto prima di tutto dalla regina, che si trova al centro, protetta da tante api operaie che prima di uscire dalla loro casa, l’alveare, si sono ben fornite di scorte di miele, così da avere il cibo necessario per iniziare subito, appena trovata la nuova dimora, la costruzione dei favi e per avere l’energia necessaria per soddisfare le prime necessità della nuova famiglia. E’ proprio perché sono così cariche di miele che le api durante questa operazione sono molto docili e manipolabili senza pericolo di essere punti.

Le api, infatti, dopo una fase iniziale di volo disordinato si dirigono tutte verso lo stesso punto e si mettono una sopra l’altra nello stesso posto, formando a mano a mano un insieme molto grosso, contemporaneamente il forte rumore lentamente si attutisce e tutto sembra fermo e immobile. Una calma apparente, perché le api esploratrici stanno facendo dei giri di ricognizione per trovare un luogo adatto dove stabilire la loro nuova casa. Se non ci fosse l’intervento di noi apicoltori, infatti, lo sciame cercherebbe una nuova sistemazione, per esempio la cavità di un albero, una frattura in una roccia, una crepa in un muro.  A casa di una mia amica, per esempio, le api avevano costruito la loro nuova casa sotto la sua vasca da bagno passando da una piccola crepa nel muro esterno e arrivando fino al bagno, vi potete immaginare quanto si potesse rilassare nella vasca da bagno, sentendo sotto di lei tutto quel ronzio.

Come si cattura uno sciame

ATTREZZI NECESSARI
  • tuta e maschera
  • affumicatore
  • spazzola per spazzolare le api dal ramo o da una pianta
  • un’arnia leggera, detta portasciami composta da cinque telaini, dotata di ampie prese d’aria a griglia che consentono lunghi spostamenti dello sciame senza pericolo di soffocamento. La sua leggerezza la rende inoltre adatta ad essere appesa in prossimità di sciami alti da terra.

La prima regola fondamentale quando si vuole prendere uno sciame è quella di avere molta calma e pazienza, per convincere le api ad entrare nella nostra cassetta ci possono volere pochi minuti come  tante ore Un’altra regola fondamentale è che bisogna farlo nelle ore centrali della giornata, evitando assolutamente di iniziare le operazione in tarda serata, perché le api devono avere il tempo di trasferirsi tutte nella cassetta.

Esistono poi varie tecniche per catturare uno sciame, che dipendono molto da dove è andato a posarsi, a seconda della situazione, la tecnica cambia.

Per ora vedremo la situazione più classica, ed anche la più facile, quella in cui uno sciame è andato a posarsi su un ramo di un albero, una situazione abbastanza frequente, e proprio quella che mi è capitata qualche domenica fa.

  • Se il ramo non è troppo grosso, con una mano si tiene il ramo e con l’altra lo si taglia, con delle cesoie o con un piccolo seghetto.
  • Poi molto delicatamente, cercando di non dare grossi scossoni, si adagia il ramo carico di api sopra all’arnia prendi sciami, sistemata a terra nei pressi dell’albero.
  • Dando dei colpi decisi al ramo, si fanno cadere le api sul fondo dell’arnia, e quando il ramo è stato liberato completamente o quasi, si può sistemare davanti all’ingresso dell’arnia. Esso conserva infatti ancora l’odore dello sciame che vi era attaccato e grazie ad esso farà da richiamo alle api in volo verso la nuova casa.
  • A questo punto si possono iniziare ad inserire i telaini, all’interno dell’arnia, gradualmente e assicurandosi che ciascuno sia ricoperto da uno strato di api.

Sciami2014

  • Davanti all’arnia, sul suo pradellino vedremo le api operaie che con l’addome sollevato richiamano le compagne, ciò significa che l’ape regina è entrata nell’arnia che con il suo feromone ristabilisce la coesione e l’organizzazione della nuova colonia.
  • Ora, aiutandosi con l’affumicatore, si possono spingere verso l’interno le api poste sul bordo dell’arnia e si può iniziare a chiuderla collocando il coprifavo e poi il coperchio.
  • Le api che sono ancora fuori e in volo avranno tempo fino a sera per riunirsi con la loro nuova famiglia.

Sciami2014cL’arnia portasciami potrà essere collocata nella sua posizione definitiva, allineata alle altre arnie, quando tramonta il sole e quando saremo sicuri che tutte le api sono rientrate a casa dai loro voli. Quest’operazione può anche essere fatta la mattina seguente, prima dell’inizio dei voli, ma assolutamente non più tardi, perché altrimenti le api, avendo memorizzato il luogo dove abbiamo lasciato l’alveare rischiano di perdersi per deriva o per disorientamento, e ciò significa una grossa perdita per il nostro alveare.

Quella famosa domenica di maggio, alla fine sono riuscita a convincere le api dello sciame ad entrare, ed ora la nuova famiglia è insieme a tutte le altre arnie, intenta a costruirsi la sua nuova casa :-)

 

 

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Pesto di rucola

Pestorucolax1 Quando arriva il caldo la mia voglia di stare davanti ai fornelli scende ai minimi storici, soprattutto se ho passato la maggior parte della giornata a lavorare fuori, sotto al sole, o peggio ancora con la tuta e la maschera da apicoltrice.

In estate, preferisco preparare e mangiare cibi crudi: montagne di insalata, verdure fresche di ogni tipo, e se proprio devo cucinare la pasta, mi piace condirla con il pesto fatto in casa, che preparo in grandi quantità e poi surgelo in piccole porzioni, pronte all’uso.

Il pesto di rucola non l’avevo mai provato prima, perché Viola e Ambra non amano molto la rucola, ma complice l’orto sinergico che ne è letteralmente invaso, non ho avuto scelta, ho dovuto trovare un modo per utilizzarla in breve tempo. Last but not least ho scoperto che la rucola è ricca di calcio e di vitamina C e vanta proprietà diuretiche ed è quindi perfetta per eliminare le tossine e depurare l’organismo, un buon motivo per provare a proporla in un modo nuovo.

INGREDIENTI

  • 100 g di rucola pulita
  • 100 g di parmigiano reggiano
  • 25 g di pinoli
  • 25 g di mandorle
  • 1 spicchio di aglio
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

PROCEDIMENTO

  • Lavate la rucola in acqua fredda e fatela asciugare bene, stesa su uno strofinaccio.
  • In un frullatore a bicchiere, o se come me preferite fare all’antica in un mortaio, mettete la rucola, i pinoli, le mandorle, lo spicchio d’aglio, e il parmigiano reggiano e frullate o pestate finemente.
  • Allungate il composto con l’olio fino a che il pesto non diventa omogeneo, aggiustate di sale.
  • Durante la cottura delle pasta allungate il pesto con un po’ di acqua di cottura e mescolate bene.
  • Scolate la pasta e conditela con il pesto.

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Se come me avete grosse quantità di rucola da smaltire, e volete surgelare il pesto per poterlo utilizzare altre volte,  lo potete  preparare senza il parmigiano e conservarlo in piccoli bicchierini di plastica. Il formaggio lo aggiungerete quando scongelerete e userete il pesto. Nel surgelatore si conserva fino a sei mesi.

E incredibile ma vero, il pesto alla rucola è piaciuto a tutti !!

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Muffins alle more selvatiche, miele e zenzero, questa volta senza glutine

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Non ho resistito, li ho dovuti rifare. Questi muffins mi hanno decisamente colpito al cuore, veloci da preparare, grandi abbastanza da stare in una mano, e abbastanza piccoli da essere mangiati in un solo boccone, gustosi ma allo stesso tempo talmente leggeri che uno tira l’altro.

Li ho rifatti, ma questa volta ho usato la farina senza glutine, per provare se erano buoni anche in questa versione. E sì, loro non mi hanno tradito, sono buoni anche così, anzi buonissimi.

Ecco la mia ricetta dei Muffins alle more, miele e zenzero senza glutine.

INGREDIENTI

Dose per 18 Muffins

- 200 g di farina Mix it DS

- 50 g di farina di riso bio

- 2 uova

- 170 g di zucchero di canna bio

- 125 ml di olio e.v.o

.- 2 cucchiani di lievito per dolci

- 1 bicchiere di latte

- 1 cucchiaio di miele millefiori

- 100 g di more selvatiche surgelate

- zenzero fresco q.b.

Procedimento

  • Accendete il forno a 160°
  • In una ciotola unite tutti gli ingredienti secchi: le due farine, lo zucchero, il lievito.
  • In un’altra ciotola versate tutti gli ingredienti liquidi: le uova, l’olio, il latte, il miele e lavorate l’impasto.
  • Unite gli ingredienti secchi a quelli liquidi e per ultimo aggiungete le more surgelate, se le avete fresche ancora meglio. Aggiungete lo zenzero fresco, io ne ho usato una fetta di circa 1 cm, sbucciatelo e spremetelo con lo spremiaglio, se non l’avete fresco potete usare quello in polvere che ha un sapore meno intenso.
  • Versate l’impasto in uno stampo per muffins riempiendo ogni forma per metà e infornate nel forno preriscaldato.
  • Fate cuocere per 20 minuti circa, per verificare la cottura dei muffins fate la prova dello stecchino.

Happy Gluten Free :-)

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Realizzare un quadro con spilli e paillettes

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La scuola è finita, Viola e Ambra finalmente possono riposarsi; abitiamo a 17 km dalla scuola, e quindi durante l’anno devono fare un lungo tragitto in macchina o in scuolabus, svegliarsi presto e poi stare tante ore sui banchi di scuola. Ambra, che frequenta le elementari, fa il tempo pieno mentre Viola, alle medie, ha il rientro solo due giorni alla settimana.

Loro sono in vacanza, mentre per me inizia il periodo di maggior lavoro qui nell’azienda agricola e nell’agriturismo, che gestisco completamente da sola.  Da qui in avanti dovrò quindi cercare, come nel gioco del tetris, d’incastrare i vari impegni, lavori, appuntamenti, con le loro esigenze e con i loro desideri e trovargli un modo per passare le lunghissime giornate.

Quest’anno per continuare con il #kaizen2014, il mio miglioramento continuo fatto a piccoli passi, ho cercato di organizzarmi prima e ho creato un board su pinterest con idee divertenti e creative da realizzare insieme, all’aria aperta, oltre alle tante attività che abbiamo già sperimentato negli anni.

Sono state invece Viola e Ambra a propormi questa nuova attività creativa, che io non conoscevo neppure, scoperta durante il loro soggiorno a Milano dai nonni quest’inverno, e che sta occupando i nostri pomeriggi.

Si tratta di un set in vendita da Tiger, un negozio danese, che io non ho ancora avuto modo di vedere, ma che Viola e Ambra mi hanno descritto come il regno delle meraviglie, per realizzare un quadro,  composto da un’immagine stampata, un foglio di polistirolo, spilli e paillettes. Viola ha scelto l’immagine di un’alzatina piena di cupcakes, Ambra invece l’immagine di un gufo.

DIYSequinPicturesetx2 E’ un’attività che le sta appassionando tantissimo, e con mia grande sorpresa, nonostante sia un lavoro molto certosino e di precisione, come in un mosaico, le ha intrattenute per molte ore e che si può fare tranquillamente all’aria aperta, alla fresca ombra di una grande quercia.

Il procedimento è semplicissimo e consiste nel decorare un’immagine stampata con delle paillettes fissate per mezzo di spilli, seguendo i contorni o riempendo l’interno dell’immagine.

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Il bello è poi che se non avete modo di andare da Tiger comprare il set lo potete realizzare tranquillamente a casa con pochi materiali e con una spesa minima. Noi, infatti, abbiamo già in mente di realizzare altri quadri personalizzati.

I materiali di cui avete bisogno sono:

- foglio di polistirolo (anche riciclato)

- un’immagine (presa da una rivista, stampata da internet, da un libro da colorare o vecchio o più semplicemente un disegno)

- spilli con la capocchia un po’ più grande del normale

- paillettes di vari colori

PROCEDIMENTO

Fissate la vostra immagine al foglio di polistirolo con degli spilli e decoratela con le pailletes, fissate al supporto con gli spilli, seguendo i contorni o all’interno degli stessi.

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Oltre ad essere un’attività divertente, otterrete dei bellissimi quadri luccicosi da appendere. I nostri due quadri li appenderemo nelle “nuove” camerette di Viola e Ambra, sì avete capito bene, quest’estate dovrò riuscire anche ad incastrare, nel mio già complicato tetris, un restyling completo delle due camere, con tanto di progetto disegnato dalle mie due piccole architette/arredatrici.

E mentre il mio mantra dell’estate è diventato I will survive  trascorriamo felicemente queste giornate d’estate ;-)

E voi avete degli stratagemmi, idee o suggerimenti da darmi per sopravvivere alla lunga estate ?

 

 

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Le meraviglie dell’orto sinergico

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Dopo avervi parlato de Le Meraviglie al cinema, oggi vi mostro le meraviglie che stanno nascendo, crescendo e fruttificando nel nostro nuovo orto sinergico.

Ve li ricordate i bancali su cui ad aprile primeggiava il colore giallo paglierino della paglia ? Ora si sono tinti di verde, colmi di piante e fiori, aiutati anche dalle abbondanti piogge di maggio.

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Abbiamo già avuto modo di assaggiare ogni varietà d’insalata, la rucola selvatica con cui ho preparato uno squisito pesto, le bieta, gli spinaci, i ravanelli e solo qualche fragola, la maggior parte se le sono mangiate le lumache :-(

Le mie aspettative sono state confermate, le verdure cresciute in un orto sinergico hanno un sapore più intenso, più forte, più selvatico e più buone di quelle di un orto tradizionale.

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Meraviglieortosinergico19 Insieme alla crescita rigogliosa delle verdure, la pioggia ha fatto crescere anche molte erbacce, ogni giorno quindi dedico un po’ del mio tempo alla pulizia di porzioni di bancali. Ripulire dalle erbacce un orto sinergico è molto diverso dalla stessa operazione fatta in un orto tradizionale. Qui si tratta di un’operazione quasi da chirurghi, bisogna andare a strappare con le mani le erbacce che crescono in mezzo alla folta paglia. Per me è diventata come una terapia, l’ortoterapia appunto, quando ho la testa confusa e ho bisogno di fare chiarezza nella mia testa, o devo prendere qualche decisione, invece di stare lì a pensare e ripensare vado nell’orto e mi metto a fare. Metto in moto le mani, e mentre ripeto per innumerevoli volte lo stesso gesto, strappare via le erbacce appunto, oltre a ripulire il mio orto riesco anche a ripulire i miei pensieri e la mia testa, togliere tutto il superfluo, l’inutile, e arrivare all’essenziale e a fare chiarezza. Come si dice, ottengo due piccioni con una fava.

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Ma ad essere proprio sinceri io nell’orto non vado solo a lavorare, vado anche solo per il piacere dei miei occhi, per godere di tanta abbondanza di frutti e di fiori. Ci vado perché è un ambiente vivo, in cui si sente forte la vita pulsare; in mezzo ai fili di paglia è tutto uno scorrere di animali e d’insetti indaffarati.

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Contrariamente ad un orto tradizionale, dove si sente forte la mano dell’uomo e la sua voglia di “razionalizzare”, di mettere in riga le piante, qui vige un apparente caos. E in questo miscuglio disordinato di verdure, fiori, piante aromatiche, dove l’azione dell’uomo è davvero minima, la natura ha la possibilità di esprimersi al meglio e di regalare sapori genuini e forti.

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In un orto sinergico, come ho già detto, non si è mai soli, girando tra i bancali si fanno incontri meravigliosi.

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Rospi, ranocchie, api e splendide farfalle, attirati sicuramente dalla presenza di due laghetti al centro delle due spirali, e dalla pace e dalla tranquillità che si respira qui, mi fanno compagnia e riescono sempre a strapparmi un sorriso.

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Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia stata geniale l’intuizione di Emilia Hazelip di creare un orto sinergico, e più sono felice di essere riuscita a realizzarne uno :-)

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